CAPITOLO 22

 

Un paio di settimane dopo la partenza di Verònique, Gustave Daaè fece ritorno a casa, del tutto inaspettatamente, e stranamente di buonumore.

Christine non ebbe cuore di chiedergli spiegazioni di sorta, e si contentò di riaverlo di nuovo accanto. Gli era mancato così tanto,in quei pochi giorni…

 

Madame Valerius forse intuì qualcosa, ma neppure lei si azzardò a fare domande.

Del resto,era più che ovvio dove Gustave avesse potuto passare quei giorni…

 

Nella piccola casetta al mare, ingrigita e silenziosa come accade d’autunno alle case che nell’estate sono gaie e piene di vita, di risa innocenti.

 

Gustave aveva passeggiato a lungo sulla spiaggia, sedendosi fra le dune che tante volte erano state sfondo di giochi divertenti e salutari passeggiate di quella spensierata combriccola.

Aveva perfino azzardato una gita alla cappella nell’entroterra, teatro inconsapevole del loro primo ed ultimo bacio, testimone della sua illusione di nuova felicità, di nuova vita.

 

Là, seduto nella quieta frescura della cappella, aveva pregato a lungo, con fervore, come non avveniva da mesi. Aveva pregato di dimenticare quel dolore che lo attanagliava, quel senso di colpa verso la sua povera Isabelle. Aveva pregato per ritrovare la forza di essere un buon padre per sua figlia, per crescerla donandole un poco di felicità.

 

Non si era vergognato di piangere, anzi. Aveva dato sfogo a tutta la sua tristezza repressa.

Era così perso nei propri pensieri infelici, da non notare che un frate gli si era seduto accanto,e lo guardava con comprensione.

 

Il frate era giovane, e aveva un viso simpatico. Fra le mani, teneva uno spartito.

Era lo stesso giovane religioso che suonava maldestramente l’organo, quel giorno che ormai sembrava così lontano nel tempo da non essere, forse, mai esistito realmente…

 

“Perdonate,monsieur,se vi disturbo. Ma mi sembrava aveste bisogno di aiuto...”

 

Gustave cercò di sorridere educatamente.

“Perdonatemi voi, fratello…ma non credo che in questo momento la confessione gioverebbe al mio spirito. Vi ringrazio ugualmente per il pensiero.”

 

“Oh no!” si schermì il frate. “Non intendevo quello…cioè,certo se volete…” pareva impacciato e confuso. “Forse avrei dovuto proporvi innanzitutto il conforto religioso,vero?”rise imbarazzato.

 

“No, io vi ho visto qualche settimana fa qui nella cappella…e mi sembrava desideraste molto suonare. Solo i musicisti guardano con tale reverenza il nostro strumento, e so che la musica può essere un tale conforto, per chi la ama…pensavo di offrirvi la possibilità di suonare un po’. Nel frattempo,se non vi disturba, io potrei osservarvi…e magari imparare qualche cosa! Sono tanto maldestro..” continuò sorridendo divertito.

 

Gustave si alzò, rinvigorito.

“Vi ringrazio,amico mio. Accetto la vostra offerta…forse la musica potrà salvarmi ancora,come ha fatto in passato.”

 

L’occhio compassionevole del religioso seppe intuire solo grossolanamente quale sconforto animasse il giovane musicista, tuttavia comprese perfettamente il suo smarrimento, il suo bisogno d’aiuto. Gli posò una mano sulla spalla,e lo fissò dritto negli occhi.

 

“Dio sa come salvare ognuna delle sue creature. La musica,come ogni altra cosa,o arte al mondo,è stata creata da lui con uno scopo. C’è sempre un modo per redimersi,per cambiare il proprio destino, per avvicinarsi a Lui. E la musica è una di queste molteplici, infinite vie. Perciò,amico, suonate. E dimenticate il vostro passato: Lui guiderà il vostro futuro.”

 

Gustave non seppe come replicare. Ma quelle parole gli avevano riscaldato un poco il cuore.

Si avvicinò titubante al maestoso strumento,e lo sfiorò appena. Si accomodò,e d’improvviso sentì un vigore nuovo,un’indicibile energia scorrergli nelle vene fino alla punta delle dita.

 

Suonò perfettamente,ma non parve neppure avvedersene.

La musica lo aveva invaso,aveva vinto ogni sua resistenza,lo aveva fatto schiavo.

Ancora una volta.

Ancora una volta….

 

 

Appena finito di suonare il brano,abbassò la tastiera e riprese fiato.

Il cuore gli batteva forte,e quasi gli mancava il respiro.

 

Diede un paio di colpi di tosse,si schiarì la voce e si voltò per ringraziare il giovane frate.

Ma non c’era nessuno dietro di lui.

Evidentemente,il religioso aveva preferito lasciarlo solo con la sua musica, e con la sua consolazione.

 

Gustave lo benedisse mentalmente,e dopo essersi fatto velocemente il segno della croce uscì a spron battuto dalla cappella.

 

Parigi lo attendeva,e cosa molto più importante, sua figlia aveva bisogno di lui.

 

 

 

 

Pochi giorni più tardi, diede il grande annuncio a Christine, la quale stentava a credere a ciò che udiva.

 

Appena tornato a Parigi, Gustave si era recato da Julienne Giry.

Nessuno aveva saputo di questa visita,né della sua motivazione, finchè l’affare non fu concluso.

 

Julienne, stupita, aveva acconsentito alla richiesta di Gustave.

Non avrebbe avuto cuore di negargli nulla,in ogni caso: aveva pena per quell’uomo,su cui il destino si era accanito così ferocemente.

Come con lei,…e non solo con lei.


Gli procurò dunque ciò che desiderava: un colloquio con l’impresario del teatro, monsieur Armand Lefevre. In realtà fu poco più di una formalità: non appena Lefevre si rese conto di chi fosse in realtà quel giovane dall’aria scarmigliata, e non appena il maestro Reyer lo ebbe sentito trarre qualche nota dal suo strumento, il contratto di lavoro fu bell’e concluso.

 

Gustave ebbe anche l’accortezza di far inserire una clausola: sua figlia Christine, delle cui capacità garantiva la stessa madame Giry, sarebbe entrata come allieva nel corpo di ballo del teatro. Monsieur Lefevre accettò la clausola senza discutere: un violinista come Daaè avrebbe potuto pretendere molto di più…una simile sciocchezza sentimentale non meritava nessun indugio.

E poi si fidava ciecamente del giudizio severo ed esperto di Julienne: se la ragazzina aveva delle doti, sotto la guida di tale maestra sarebbe arrivata a risplendere.

 

In breve, tutto fu pronto.

Christine non riusciva davvero a credere alla fortuna che l’aveva baciata, proprio dopo quella che le era parsa l’ora più buia e solitaria del suo destino. Suo padre,che non aveva mai accettato di firmare un contratto fisso con alcun teatro in precedenza ,neppure in Svezia, neppure per soddisfare le suppliche  di sua madre…ora era disposto a rinunciare ad ogni ambizione, e soltanto per lei…

 

Dopo accurate riflessioni,decisero di non mettere in vendita l’appartamento di Rue de Rivoli. Madame Valerius sarebbe stata senza dubbio più comoda lì che in qualche appartamento sfitto  del teatro,e poi questa sistemazione avrebbe permesso a Gustave e Christine di prendersi, di quando in quando, qualche ora di libertà dalla pressante routine delle prove.

 

Christine comunque dubitava di aver bisogno, prima o poi, di allontanarsi dall’Opera Populaire. Quell’edificio, e tutto ciò che rappresentava, la attraevano inesorabilmente,e le sembrava di non poter opporre alcuna resistenza a quel fascino ammaliante.

 

 

Meg corse ad abbracciarla non appena la vide varcare la soglia dell’ingresso.

La giovane Giry non stava più nella pelle all’idea che,da quel momento in poi,lei e quella strana,simpatica bambina che aveva conosciuto qualche mese addietro sarebbero state sempre,sempre insieme.

 

Anche Christine era contenta di poter contare su un volto amico: nonostante la baldanza iniziale, ora provava un po’ di timore nell’affrontare una vita così diversa da quella che aveva vissuto fino ad allora.

Un conto era sognare di essere una ballerina in un teatro famoso,un conto era ritrovarcisi davvero…

 

Ma non appena ebbe respirato per qualche ora l’aria dell’Opera Garnier,ogni dubbio svanì, e tutti i suoi precedenti timori si sciolsero come neve al sole.

Non ebbe però il tempo materiale di abbandonarsi a sogni ad occhi aperti.

 

Julienne stava avanzando verso di loro, il viso pallidissimo e teso, anche più del consueto.

Sorrise il più dolcemente possibile alle bambine, e fece cenno a Gustave di seguirla con i bagagli.

 

“Venite,vi guiderò al vostro appartamento. Marguerite” aggiunse rivolta alla figlia “accompagna Christine al vostro dormitorio,e aiutala a disfare le valigie. Ci ritroveremo all’ora di pranzo, alla mensa.”

Prima che potessero replicare,si girò ed iniziò a salire nervosamente la grande scalinata centrale.


Gustave, con una buffa smorfia, scrollò le spalle comicamente, strappando un sorriso alle bambine, e poi si affrettò a seguire Julienne.

 

Christine, tra una risatina e l’altra, mostrò tutto il suo stupore.

“Meg,ma cosa è accaduto a tua madre? Di solito è così pacata… Oggi aveva uno sguardo così spiritato!!”

 

Il sorriso si spense in fretta sul viso di Meg, e la giovane assunse invece un’espressione a metà fra il misterioso e l’angosciato.

“Ti ci dovrai abituare, Christine…qui dentro diventano tutti matti,quando arriva una lettera del Fantasma dell’Opera!”

 

Ancora una volta, Christine ridacchiò di gusto.

Poteva capire che ad una simile assurda leggenda credesse una bambina come Meg.. ma che adulti seri e posati come Julienne dessero credito a simili panzane!Non riusciva proprio a capacitarsene!

 

Meg colse il suo sguardo scettico e divertito, e come mesi addietro tentò di convincerla dell’esattezza di ciò che sosteneva.

“Christine, ti prego! Te l’ho già detto, il Fantasma non tollera che ci si faccia beffe di lui!”

Si guardò intorno,sospettosa,ed abbassò il tono di voce.

 

“Ho visto con i miei stessi occhi la lettera di oggi, Christine,te lo giuro. Ancora una volta pretende che gli sia lasciato libero il palco numero 5…scrive di essere ansioso di assistere all’esibizione di tuo padre. Non so se questo sia un bene o un male, per lui…”

 

Christine la guardò interrogativamente.

“E perché,ammesso che questo non sia uno scherzo stupido di qualche musicista o operaio, dovrebbe essere un male? Mio padre è un violinista di fama…Non è insolito che la gente lo riconosca.”

 

Meg parve confusa.

“Sì,forse hai ragione tu… comunque speriamo che ciò che ascolterà gli piaccia….durante un balletto, lo scorso anno, ha interrotto l’esibizione incendiando il sipario,dopo aver gridato che la prima ballerina danzava come un elefante azzoppato…”

 

Christine scoppiò a ridere.

“Veramente?è accaduta una cosa simile alla Sorelli?”

 

Meg annuì,per nulla divertita.

“E’così…solo grazie alle insistenze del conte Philippe la Sorelli ha continuato ad esibirsi.

Non avrebbe mai rinunciato facilmente al ruolo,secondo me,anche se non ci fosse stato di mezzo il Visconte. Comunque…il Fantasma le ha giurato vendetta!” sembrava terrorizzata.

“Io fossi in lei avrei già fatto i bagagli e mi sarei trasferita in un altro stato… Ma quella gallina non capisce niente, e sta sottovalutando la minaccia!”

 

Christine seguiva Meg per stretti corridoi,senza più replicare.

A che sarebbe servito? Era evidente che qualunque cosa dicesse non sarebbe servita a convincere la ragazzina. Era completamente invasata..