CAPITOLO 2

 

“Lo sai,Christine,come ci siamo conosciuti io e tua madre? In un modo davvero particolare..”

 

Christine non mostrò sorpresa,ma una certa eccitazione.

Conosceva bene le circostanze del loro incontro,ma non si stancava mai di sentirlo raccontare. Adorava quella storia, simile ad una vera e propria fiaba.

 

”Io frequentavo un corso avanzato di violino all’accademia musicale di Uppsala,ed ogni giorno aspettavo che la mia lezione iniziasse, ciondolando come uno sfaticato lungo un corridoio del Conservatorio.

E vedevo ogni giorno uscire le ragazze che studiavano pianoforte con Madame Valerius..”

“Ma,ma… Madame Valerius,la signora che vive in città e che mi porta sempre i cioccolatini con la marmellata di rosa nel ripieno quando viene a trovarci??” domandò Christine stupefatta. Sapeva che la donna era un’amica della madre,ma quel particolare,precedente rapporto le era sfuggito.

Gustave rise per quello scoppio di infantile entusiasmo al pensiero dei dolciumi,e le accarezzò la bruna testolina ricciuta.

“Sì Christine, proprio quella madame Valerius. E’ la tua madrina,lo sai?

Ma allora io non la conoscevo neppure,non di persona almeno. Sapevo soltanto che era un’insegnante molto brava,forse la migliore del Conservatorio,e che le sue allieve diventavano quasi sempre concertiste eccellenti.”
Sorrise vagamente,a quel ricordo lontano.

“Ogni anno,in tarda primavera ,venivano scelti un pianista ed un violinista per eseguire il saggio a conclusione dei corsi. Era un onore immenso potersi esibire davanti a tutta l’accademia e agli ospiti esterni,e tutti quanti cercavamo di dare il massimo per essere scelti.”

”Ma lo confesso,in quel periodo io ero sempre più distratto, giorno dopo giorno.
Arrivavo quotidianamente qualche minuto prima della fine dell’altra lezione,e speravo che nessuno lo notasse…” sogghignò furbescamente.

 

“Non arrivavo certo per ascoltare le sonate al pianoforte,oh no… ma perché nei miei pensieri si era fatta spazio sempre più l’immagine di una deliziosa testolina bionda,china sulla tastiera,il viso perso nell’estasi che solo la musica può conferire al viso di una donna… Eppure ero certo che quel bel viso,quegli attenti e quieti occhi azzurri non si fossero mai posati,neppure per sbaglio,neppure una volta, su di me.”

"Così,passavo le mie giornate a pensare a lei…e trascuravo i miei esercizi quotidiani.
Avevo scoperto dove abitava quell’angelo biondo,e di quando in quando passavo casualmente davanti al suo pensionato. Ma la giovane pianista era molto più seria e diligente di me,e non usciva mai di casa.
Ero quasi disperato,ma non per questo pronto a gettare la spugna…non è nel mio carattere!” aggiunse divertito.

“Le settimane passavano,e alla fine furono scelti i due concertisti per il saggio di fine anno.
La pianista scelta dalla commissione era proprio la deliziosa testolina bionda che aveva stregato le mie notti e i miei giorni,trasformando un integerrimo violinista in uno squallido fannullone…”ammiccò,”mentre come primo violino era stato scelto,ahimè, un mio compagno di corso.”

 

“Peter non era affatto un cattivo musicista,sarei crudele nel dire una cosa simile…ma,mia piccola Christine, suonava il suo strumento con la stessa grazia con cui un fabbro picchia sull’incudine! Senza passione,senza anima. Insomma, senza un pizzico di originalità.”

“A quel punto, resomi conto della situazione, ero davvero disperato.

Avevo perduto la possibilità di esibirmi come solista davanti ai più grandi maestri di Svezia e dell’Europa tutta,che ogni anno facevano parte del pubblico d’èlite.

E per di più,non ero neppure riuscito a conoscere la meravigliosa pianista che mi era entrata nella mente: ora conoscevo soltanto il suo nome, e lo ripetevo fra me e me,come una preghiera….Isabelle,Isabelle,Isabelle…”

Chiuse gli occhi per un attimo,assaporando quella dimenticata sensazione di benessere e romanticismo, una sensazione che solo la spensierata giovinezza sa possedere,e che perde smalto e sapore con il passare delle stagioni.

“Insomma,a quel punto ero pronto a rassegnarmi. Eppure…non avevo fatto i conti con un destino a volte beffardo,ma sempre imprevedibile. All’ultimo minuto,appena tre ore,tre ore soltanto prima del grande concerto, Peter si ruppe un braccio cadendo dalla scalinata del teatro. Un incidente davvero stupidissimo,accaduto per caso: quell’imbecille cadde da solo,inciampando nel tappeto rosso steso sulle scale!! Si può essere più maldestri di così??”

Entrambi risero di gusto al pensiero della disgrazia buffissima accaduta al povero Peter,poi Gustave continuò il suo racconto.

“Il nostro professore mi agguantò precipitosamente per la collottola,mi guardò negli occhi e  con mortale serietà mi disse: “Gustave Daaè,razza di pelandrone,ora salirai su quel palco e suonerai con ogni goccia di sangue che hai in corpo,o saranno guai,accidenti a te!!”

 

“Non avevo mai visto quel brav’uomo tanto stravolto in vita sua,lui di solito così pacato, quieto ed impeccabile….Non puoi davvero immaginare che scena ne venne fuori! ”
Si asciugò una lacrima di divertimento a lato dell’occhio,e proseguì.

“A quel punto,non mi vergogno ad ammetterlo,ero assolutamente terrorizzato. E se a quel punto non fossi riuscito a suonare neppure una nota? Che figura avrei fatto,davanti alla mia amata Isabelle e all’intero panorama musicale svedese ed internazionale? Per fortuna alla fine non ebbi questo problema.”

 

“Non appena salii tremante sul palco,Isabelle si voltò a guardarmi,evidentemente stupita dalla mia apparizione inattesa. Nelle ultime due settimane,aveva provato ogni giorno con Peter,e non si aspettava certo quella novità. Ciononostante era pronta ad affrontare coraggiosamente a testa alta anche quella situazione,come ogni musicista deve saper fare.”

”Non appena i nostri occhi si sono incontrati,in me è svanito ogni dubbio,ogni paura.
E ho capito che quella era la persona con la quale ero destinato a dividere la vita.
Suonammo insieme,e fummo assolutamente perfetti.

 Ci applaudirono a lungo, e per la prima volta ci sorridemmo,complici e soddisfatti.
Di lì a due settimane eravamo ufficialmente fidanzati,ed in capo ad un solo anno eravamo già sposati.”

Christine sorrideva beata,nel sentire per l’ennesima volta la storia romantica del loro incontro.
Ogni volta le sembrava di ascoltare una fiaba leggermente diversa e più interessante,contraddistinta da qualche nuovo dettaglio, nella quale il papà e la mamma le sembravano creature da sogno,immerse in un mondo più felice e solare,completamente irreale.

“Ci trasferimmo qui poco dopo il matrimonio. Eravamo sufficientemente vicini ad Uppsala per continuare ad esibirci e studiare,ed abbastanza lontani per vivere immersi nella natura e nella quiete,come piaceva ad entrambi. Io avevo trovato un posto come assistente di un vecchio professore di violino al Conservatorio,e quando tua madre si accorse di aspettare un bambino…” gli occhi a quel punto gli si riempirono di lacrime.

“Lei decise di smettere di suonare in pubblioo,perlomeno fino alla nascita del bambino.

Rimaneva per ore invece a suonare qui in casa,inventando motivetti e cantando ninnananne per la giovane vita che sentiva crescere dentro di lei.”


”Alla fine,dopo un lungo e doloroso travaglio,il bimbo nacque,e per noi fu una gioia incommensurabile.

Era un maschietto,e così lo chiamammo Christian,come mio padre.
Il nostro piccolo,adorato,fragile Christian..”

 

 

Christine a quel punto perse il gusto per la fiaba romantica dei suoi genitori, e si sentì gelare fin nel profondo delle ossa. Un brivido che non riusciva a frenare.

 

Perché non sapeva nulla di quel fratellino? Ora lui dov’era? E perché non viveva con loro? Non glielo avevano mai lasciato incontrare… Oh,come le sarebbe piaciuto vederlo!

Aveva sempre invidiato tutte le sue amichette che avevano fratelli e sorelle,e aveva pregato tanto Gesù per averne uno anche lei…

Tutte quelle domande le affollavano la mente,e la confondevano tremendamente.
Dovette  quindi sforzarsi per non interrompere il racconto del padre,per non chiedergli immediatamente spiegazioni a riguardo. Ma il suo tono grave l’aveva convinta a tacere,ed attendere.

Gustave, dal canto suo,sembrava ormai parlare più a sé stesso che alla giovane figlia.

“Passarono  così tre anni,tre anni di assoluta,completa,totale felicità. Quella che solo una famiglia unita può provare. Non passava giorno senza che io e tua madre non ringraziassimo il Cielo per la fortuna che ci era capitata: esserci conosciuti,innamorati,sposati,e aver messo al mondo Christian…Fino a quel giorno,d’inizio primavera..”

 

“Era appena iniziata la Quaresima,ed io ero stato al paese ad occuparmi di alcuni affari. Tua madre,avendo passato una notte completamente insonne, dormiva profondamente,e così non si avvide che il piccolo Christian, camminando e gattonando qua e là come aveva imparato a fare ormai da mesi,era uscito dalla porta sul retro,lasciata distrattamente aperta dalla domestica che veniva di quando in quando a fare il bucato. Pensavamo stesse solo giocando in giardino…
Quando ci rendemmo conto della sua scomparsa,erano già passate molte ore.
Tua madre ed io a quel punto siamo quasi impazziti di preoccupazione: abbiamo chiamato a raccolta i vicini ed insieme a loro ci siamo allontanati da casa per cercarlo.”

La voce di Gustave ora si era spezzata, ed era diventata atona e piatta come una distesa immobile di sabbia.
“Tuo fratello ci fu restituito dalle onde del mare solo tre giorni più tardi. Lo trovai io stesso. Riconobbi subito il giallo acceso del suo maglioncino preferito.. era steso sulla battigia,raggomitolato su sé stesso come un gattino che dorme.”

A quel punto calò un silenzio terribile fra di loro.

 

Christine ripensò con angoscia alla spiaggia vicino alla loro casa,dove spesso giocava e correva spensierata con le amichette. D’estate ci faceva anche il bagno.

 

Non poteva,non riusciva lucidamente ad immaginare che in quel panorama felice,ai limiti del paradisiaco, si potesse essere consumata una simile tragedia,e che proprio la sua mamma e il suo papà avessero sofferto così tanto…
E il suo fratellino,ora,dove era? In Cielo con gli angeli?

La testa le girava all’impazzata, ed iniziava a dolerle…

Gustave proseguì inesorabile,senza neppure essere consapevole delle lacrime che gli stavano scorrendo sul viso.
“Tua madre ebbe un periodo di crisi terribile,che sembrò placarsi appena un poco quando scoprì di aspettare di nuovo un bambino. Non era stato un evento programmato,ma mi sembrò un provvidenziale dono di Dio.”

 

“Tramite quella vita non ancora nata, Isabelle era convinta di poter avere di nuovo fra le braccia il suo Christian,il suo adorato bambino. Non mi resi conto,durante la sua gravidanza,di quanto questo pensiero,questa speranza le avesse offuscato la ragione.”

Alla fine,dopo un altro difficilissimo travaglio, il destino portò invece alla luce te,e per tua madre si trattò di un vero e proprio choc.
Non aveva immaginato neppure per un momento di poter aspettare una bambina: lei sentiva,era assolutamente convinta,che la vita che portava in grembo fosse quella di un maschietto.
La situazione si aggravò ulteriormente quando il dottore ci comunicò che non avremmo dovuto avere altri figli,per non mettere a rischio la sua già precaria salute. Quello fu,in un certo senso,il colpo di grazia.”


“Per lei quel periodo fu quasi più terribile di quello seguito alla morte di Christian.
L’illusione spezzata di poter riabbracciare il suo piccolo perduto…chi può sapere davvero cosa prova una madre nel suo cuore,chi può comprendere davvero il suo tormento e il suo dolore, il senso di colpa che ti cattura e cerca di soffocarti nelle sue malevole spire…anche io ero distrutto,non dubitare, ma cercavo di mantenere il controllo. Dovevo rimanere lucido per badare a lei.. e a te.”

”Lo sai? Eri un piccolo splendore,e sin dalla nascita fortunatamente scoppiavi di salute.
Avevi continuamente appetito, e strillavi a pieni polmoni per dimostrarcelo.
Eppure era come se non esistessi,per lei.”

 

“Poteva sedere accanto alla tua culla per ore senza degnarti di uno sguardo,né reagire minimamente al tuo pianto e ai tuoi strilli. Eri trasparente,in un certo senso.
In quel periodo fui costretto a lasciare il lavoro,e a vivere grazie all’aiuto dei pochi amici che ci erano rimasti accanto dopo la disgrazia.”

 

“In paese infatti avevano cominciato a vociferare sul conto di Isabelle e della sua presunta pazzia,e non erano in molti a voler rischiare la propria reputazione avvicinandosi troppo ad una povera donna, malata di nervi forse,ma ancor più di cuore.
Poi,lentamente, la mamma tornò alla vita.
Un giorno,dietro suggerimento del dottore, io non risposi al tuo pianto.
Non ti sollevai dalla culla, né ti badai in alcun modo. Povera bambina,piangevi tanto! Eri disperata…rossa come una ciliegia.”

”Eppure quella tecnica,di cui dubitavo tanto, funzionò: tua madre,quasi come agendo come una sonnambula, ti sollevò dalla culla e ti attaccò al suo seno. Mentre ti dondolava automaticamente fra le braccia,posò distrattamente gli occhi sul tuo visetto.”

 

“Per la prima volta ti guardò davvero,ti riconobbe, ed una lacrima le scivolò silenziosa fino alla labbra.
Ti baciò pian piano il capo, e da quel momento ti amò davvero,di tutto cuore… e di questo,bada, non dovrai mai dubitare.”

Gustave accarezzò ancora una volta,lievemente,il capo della figlia.
Continuava a fissare ostinatamente il vuoto,come se quei ricordi, quelle parole appena pronunciate a voce alta avessero riportato in vita l’angoscia e la desolazione di quegli anni.
Anni in cui aveva rischiato di impazzire, e di perdere il suo rapporto con la moglie…di perdersi lui stesso,forse,nei meandri della solitudine e della disperazione.

Christine continuava ostinatamente a tacere.

Cos’altro avrebbe potuto fare,del resto?

Suo padre le aveva appena incautamente riversato sulle spalle un fardello troppo grave da portare per la sua giovane età.

 

Non era assolutamente preparata a conoscere ed assimilare i drammatici retroscena della sua nascita,e adesso si chiedeva ingenuamente se sarebbe mai più riuscita a guardare in viso sua madre senza provare una profonda,irrefrenabile pena per quella donna,che aveva sofferto così tanto…

 

Era smarrita, non sapeva come affrontare tutto quel dolore che improvvisamente inquinava irrimediabilmente la sua vita.
Era tutto così triste,così drammatico….

Nessun essere umano avrebbe dovuto essere costretto a patire simili sofferenze.

Gustave si riscosse improvvisamente dal suo lungo torpore,e le lanciò un’occhiata supplichevole,ed infinitamente colpevole.
Oh,come gli rimordeva la coscienza! Ma ormai era troppo,troppo tardi…

 

Si rese conto d’improvviso di averla strappata per sempre al mondo delle fate e dei folletti,e di averla precocemente imprigionata alle pesanti catene del mondo reale, fatto di sofferenza,morte ed ingiustizia.
Un mondo dove i sogni d’amore,di spensieratezza e felicità potevano essere strappati crudelmente dai cuori nel volgere di un solo pomeriggio.


“Christine ti prego,promettimi che non parlerai mai a tua madre di ciò che ti ho raccontato. Non riuscirebbe a sopportarlo,lo capisci vero?. Devi tacere piccola mia, capisci? Per il bene di tutti…è chiaro?”

Christine non capiva affatto.
Con la beata ingenuità tipica dei suoi pochi anni avrebbe voluto correre a cercare la madre, stringersi forte a lei,solo per consolarla, per scusarsi di non aver potuto sostituire il fratellino perduto nel suo cuore, soltanto per farle percepire tutto il suo affetto,il suo bisogno di lei.

Ma non poteva disobbedire all’occhiata angosciosa,alle accorate parole del suo amato papà.
Non gli aveva mai disobbedito in vita sua, e non se ne era mai pentita.
Ancora una volta,avrebbe giocato secondo le regole.

Ancora una volta,avrebbe dovuto avere fiducia in lui.

Annuì solennemente,stringendo forte le sue piccole dita nella mano del padre.
Subito dopo, stringendo al petto la bambola che aveva originato quello strano pomeriggio di litigi e confessioni, corse via.

Ma suo padre non seppe mai quante lacrime bagnarono la sontuosa damina francese mascherata, quella notte,ed ogni notte in seguito.