Capitolo 19

 

Verso la tarda serata,aveva smesso di piovere anche sulla costa.

Verònique non si era ancora alzata,e nessuno di loro aveva più osato entrare nella stanza di Christine, dove l’avevano coricata ancora priva di sensi.

Forse perché nessuno di loro avrebbe saputo che cosa dirle, una volta che si fosse ripresa.

 

Gli adulti infatti mantenevano un’aria grave e meditabonda, tale da snervare i due bambini, già duramente provati da    quel surplus di emozioni.
Christine fece cenno a Raoul di seguirla,ed uscì quasi di corsa sulla veranda.

Inalò l’aria fredda della notte,e parve stare meglio,riprendere colore sulle sue pallide guance.

 

“Avevo proprio bisogno di uscire.. mi girava la testa là dentro. Quel silenzio innaturale, quella tensione… non capisco” Sembrava sinceramente stupita.

“Dovremmo essere tutti felicissimi per questo Robert,e per Verònique. Perché poi sarà svenuta?”

 

Christine chiuse gli occhi, dondolandosi meccanicamente avanti e indietro.

“Salterei di gioia fino al cielo,se qualcuno ora mi dicesse che mia madre è ancora viva. Che si è trattato solo di un grosso,incredibile errore. Perfino quando sono sicura che sia morta.. più che sicura.”

 

Raoul non disse niente,ma le passò protettivamente un braccio attorno alle spalle. Anche lui era orfano di padre, ma non aveva mai sofferto molto per quel lutto. A ben pensarci, non ricordava quasi il padre, sempre assente, sempre distratto. Doveva fare uno sforzo perfino per ricordare il suo viso, o il colore dei suoi occhi..

Dopo un attimo,però,le rispose,con tono grave.

 

“Non è così facile,Christine. Verònique ha sofferto molto per la morte del suo innamorato, ma ad un certo punto si è arresa,e ha ripreso a vivere la sua vita. Ha ripreso in mano le redini del suo destino. E’difficile tornare ad un precedente stato di cose. Insomma,te ne sarai accorta anche tu…Verò e tuo padre…beh,vanno molto d’accordo, penso sia evidente..” Concluse diplomaticamente.

 

La ragazzina si staccò risentita dal suo abbraccio,e gli voltò le spalle.

La sua bocca aveva assunto una piega amara. “Sai,in fondo credo che sia stata tutta colpa mia. Tutto questo pasticcio, questo dannato pasticcio…”

 

Raoul si accigliò. “Ma cosa intendi? Cosa centri tu con questa storia?”

 

“Forse sono davvero come la piccola Lottie, Raoul. Ma in senso negativo. Mi sento più una strega malefica che una fata. Mi arrabbiavo spesso con mia madre,e lei è morta. In questi giorni ho pensato spesso a mio padre e Verò, e al tempo che passavano insieme, a come si guardavano l’un l’altra…e non posso negarlo, la cosa mi feriva. Hai  visto, perfino oggi mi sono arrabbiata, perché uscivano insieme. Ed ecco, d’improvviso, accade una cosa quasi irreale che li separerà di sicuro. Per sempre. Ti sembra ancora che io non centri nulla?”

 

Raoul,per rispetto alla sua genuina angoscia,cercò di restare serio,ma dovette sforzarsi moltissimo per non scoppiare a ridere. L’ingenuità di Christine era grande quasi quanto i suoi immotivati sensi di colpa. In qualche modo, doveva cambiare argomento. E in fretta.

 

Strinse nervosamente le mani,l’una contro l’altra. Era un brutto momento ma…doveva parlarle.

 

“In questi giorni ti sono sembrato strano,vero?” non attese risposta,e proseguì.

“Il fatto è che non sapevo come dirtelo ma.. per un po’ non ci vedremo. Credo.. per alcuni mesi, forse un paio d’anni… Non posso saperlo con precisione.”

 

Christine si limitò a fissarlo,ad occhi spalancati. Non riusciva nemmeno a parlare,a chiedergli perché. Perché la volesse abbandonare… anche lui.

 

“Mio fratello ritiene che quel collegio che frequento.. non sia adatto. Vuole iscrivermi all’Accademie Militare dove ha studiato lui…è più adatta al nostro casato,a quanto pare” aggiunse con scherno “e in più non permette vacanze, il che solleva lui e mia madre dal problema di “sistemarmi” con Verònique e i domestici, in quei periodi. Tu nemmeno sai quanto sei fortunata, ad avere tuo padre e Madame Valerius ,che si occupano di te e ti vogliono bene. Io.. non ho nessuno.”

 

Christine sembrava essere diventata di pietra. Senso di colpa e tristezza la stavano vincendo.

Ora,nel momento in cui più aveva bisogno di lui, anche il suo unico amico, il suo compagno di giochi e di avventure, le veniva strappato.

E come al solito, non poteva farci nulla. Quel senso di impotenza la straziava.

 

Gli si avvicinò,e gli prese una mano fra le sue, meditabonda. Non riusciva a guardarlo negli occhi, perché sapeva che non avrebbe potuto frenare le lacrime.. e non voleva, non voleva piangere!!

“Non è vero che non hai nessuno, Raoul. Hai me. E mi avrai sempre al tuo fianco, ogni volta che lo vorrai. Non ci vedremo per un po’,ma tu non mi dimenticherai,vero?”

 

Raoul sorrise, leggermente sollevato. Si era aspettato strilli, lacrime, reazioni isteriche, visto il temperamento di Christine in quei giorni.

Invece,ecco davanti a lui la sua dolce amica di sempre.

“Certo che no,mia piccola Lottie. Saremo amici, amici per sempre.”

 

Rimasero seduti lì fuori, abbracciati, senza più bisogno di parlare.

Nessuno in quella casa dormì, quella notte, ognuno per motivi diversi.

Ma tutti pensavano la stessa, medesima cosa.

 

All’alba, le loro vite si sarebbero divise,e sarebbero cambiate per sempre.

Il sorgere del sole li avrebbe gettati ancora una volta alla deriva, soli nel mondo sconosciuto..

 

 

 

 

 

Erano passate due settimane da quella strana, buia notte di addii.

L’estate era finita,e così tutte le loro illusioni di felicità.

 

Gustave, dopo aver riaccompagnato la figlia e madame Valerius a casa,era ripartito immediatamente, senza bagagli, solo con i vestiti che aveva indosso.

Non aveva neppure detto loro dove trovarlo:aveva semplicemente preso la porta, e via.

 

Non si era voltato a salutarle,non aveva riso e scherzato da giorni: a malapena aveva mangiato e dormito, al limite della sopravvivenza. Il suo viso era diventato come una tavolozza, su cui un pittore crudele si fosse divertito a rappresentare la precarietà e la fragilità di ogni sentimento umano.

 

Christine, nonostante fosse addolorata per quella fuga, che la separava dal genitore anche in quei pochi giorni che potevano trascorrere insieme, non aveva avuto il coraggio di fermarlo,o di chiedergli spiegazioni.

 

Aveva pena per la delusione di suo padre, e rispetto per il suo dolore.

Inoltre,non si era ancora del tutto liberata da quell’oppressivo senso di colpa, assurdo forse, ma saldamente radicato in lei.

 

Come le rimordeva la coscienza!

La gelosia nei confronti del suo rapporto con Verònique era svanita:e avrebbe dato qualunque cosa per riportare indietro le lancette dell’orologio, per far rivivere il passato senza più ombre.

 

Se Verònique  e suo padre fossero già stati sposati.. il ritorno di questo Robert non avrebbe significato assolutamente nulla.

Se lei non avesse fatto di tutto per farli rimanere amici…se non avesse fatto continuamente i capricci, forse le cose sarebbero andate diversamente.

Forse ora tutti sarebbero stati felici…

 

Non lo avrebbe mai saputo con certezza, ma non se lo sarebbe ugualmente perdonata.

E da quel giorno le solite azioni quotidiane, le sue letture,le sue passeggiate, i lunghi esercizi alla sbarra e al pianoforte, ebbero tutte un retrogusto amaro.

Il gusto di una sconfitta.