CAPITOLO 17
Christine si scordò presto dello strano mistero che circondava quella rosa.
Le ore del giorno parevano non bastarle per fare tutto ciò che desiderava, e madame Valerius ormai faticava a starle dietro. Era diventata un vero tornado in miniatura.
Gustave era ripartito subito dopo Capodanno,alla volta di Madrid,dove lo attendevano per una serie di concerti. Il nome di Daaè diventava sempre più famoso nel panorama musicale internazionale; era come se il suo talento anziché esaurirsi aumentasse di giorno in giorno.
Forse il pensiero degli affetti lontani in qualche modo rinvigoriva le sue energie e conferiva al suo tocco un’intensità che non possedeva in precedenza. Non era semplicemente più molto bravo,ma assolutamente perfetto.
Le sue lettere erano tornate ad essere di nuovo gaie e buffe come quelle di molti anni prima.
E molto spesso,anzi quasi sempre,si concludevano con domande sulla salute o sullo stato d’animo di Verònique, e con i saluti per lei.
Christine riportava fedelmente queste pagine a mademoiselle, finchè Verò non prese il coraggio a due mani, e dopo innumerevoli tentativi finiti miseramente nel cestino, una sue lettera giunse a Gustave, del tutto inaspettata e per questo ancora più gradita.
In breve la loro corrispondenza divenne fitta,senza che nessuno sospettasse nulla.
Non bisogna però credere che il loro scambio epistolare fosse improntato ad uno sciocco e verboso sentimentalismo. No,le loro lettere non erano che resoconti teneri e divertenti delle loro occupazioni quotidiane, piccoli scherzi, chiacchiere su quanto cresceva Christine o su cosa combinava, marachelle e bei voti a scuola, disimpegno al pianoforte e maggiore impegno nella danza.
Niente di più…ma quelle pagine erano un balsamo per i loro spiriti solitari.
Da quando aveva visitato l’Opera Garnier, Christine si era gettata con rinnovata energia nelle lezioni di danza. Era davvero commovente vedere l’impegno che metteva in quelle figure, quasi che da esse dipendesse il suo futuro. Madame Valerius e Verònique ovviamente non vi avevano pensato.. non potevano immaginare quanti sogni di gloria e fama si agitassero nella bruna testolina ricciuta della bambina.
Christine aveva deciso: in un modo o nell’altro, sarebbe riuscita a diventare una stella,e ad esibirsi in quel magico teatro. Non si sentiva abbastanza dotata al piano, e per questo lo aveva abbandonato un po’,contentandosi di suonare per il proprio piacere soltanto: ma con un’insegnante come Verònique, e forse un domani con l’appoggio di madame Giry,sarebbe riuscita a realizzare la sua fantasia,ne era certa.
Un giorno tutta Parigi avrebbe applaudito Christine Daaè, stella della danza!
Neppure Gustave era al corrente di questi pensieri.
Non aveva mai pensato alla passione per la danza di Christine come ad una prospettiva di futuro reale: credeva che per la bambina non fosse che un piacevole diversivo, un passatempo che le permetteva di trascorrere qualche ora divertente con la sua amica Verònique.
Certo però non avrebbe approvato granchè la sua scelta,anche perché inconsciamente avrebbe voluto vederla prendere la stessa strada della madre,come gli pareva più opportuno.
E poi,Christine era ancora così piccola!
Graziosa com’era,si sarebbe certo sposata molto giovane… e allora avrebbe accantonato con piacere qualunque carriera,proprio come Isabelle.
Gustave tremava all’idea di perdere l’affetto di sua figlia,ma sapeva che sarebbe inevitabilmente accaduto. Sarebbe venuto un giorno in cui per Christine lui non sarebbe stato che il vecchio papà, e un altro uomo sarebbe divenuto il centro della sua vita,il motivo del suo sorriso.
Gustave lo sapeva e lo accettava. Sperava soltanto che quell’uomo si rivelasse degno di un compito simile.
La neve cominciò lentamente a sparire dalle strade e dai tetti,e lasciò il passo all’aria frizzante della primavera. La scuola terminò, e Christine tornò al piccolo villaggio in Normandia con madame Valerius, dove di lì a poco le raggiunse Gustave,di ritorno dall’ultima tournee.
Dovettero però attendere pazientemente la piena estate per riabbracciare Verònique e Raoul,e per riformare così l’allegra comitiva dell’anno precedente. Ma stranamente,qualcosa era cambiato rispetto ad allora.
Raoul in quei pochi mesi si era fatto fisicamente più adulto,ma anche assai più taciturno, e il suo buonumore riaffiorava soltanto a tratti.
Ogni tanto, nel bel mezzo di qualche gioco divertente, sorrideva felice,mostrando l’antica spensieratezza. Ma durava un solo istante: una specie di ombra malinconica e grigia tornava a velargli lo sguardo.
Christine non se ne capacitava.
Solo pochi mesi prima, in occasione della strampalata gita natalizia, l’aveva accolta con gioia.
Ed ora che aveva la possibilità di trascorrere giornate intere con lei…le sprecava comportandosi in questo modo stravagante!!
Decisamente i maschi sono proprio incomprensibili…
Quanto a Gustave…
Christine non lo avrebbe mai ammesso,ma cominciava a sentirsi gelosa della confidenza che si era fatta sempre più profonda fra il padre e Verònique.
Era sinceramente affezionata alla ragazza,con cui trascorreva gran parte del suo tempo, ma d’improvviso non si sentiva più così felice all’idea che fra i due adulti nascesse qualcosa di veramente serio.
Insomma,preferiva averli entrambi tutti per sé,senza altre complicazioni…romantiche.
Inoltre,in primavera aveva vissuto giornate angosciose.
Si era trovata faccia a faccia con il primo anniversario di morte della madre,e d’improvviso il dolore che aveva inghiottito, mascherato, ignorato per mesi l’aveva sopraffatta con tutto il suo peso.
Un peso che Christine aveva sopportato a fatica.
La cosa peggiore è che,a quanto pareva,nessun altro aveva rivissuto quell’evento traumatico con lo stesso dolore. Madame Valerius quel giorno non vi aveva neppure fatto accenno,si era comportata normalmente: aveva cucinato,ripulito l’appartamento, corretto i suoi compiti.
Nulla,neppure una parola. Sembrava essersene completamente scordata.
Christine aveva vissuto con angoscia l’esperienza della morte della madre,ma aveva trovato dentro sé la forza per ricacciare indietro le lacrime e andare avanti,iniziando davvero una nuova vita.
Ma non aveva sconfitto quel dolore: lo aveva solo spinto a tale profondità da poterlo ignorare durante il giorno.
Spesso la notte,mentre suo padre la credeva profondamente addormentata, il ricordo della madre e il pensiero del fratello mai conosciuto la assalivano come spettri esalati dal più profondo inferno della sua anima. Combatteva valorosamente contro quei suoi personali demoni, perché nell’arco di un anno né madame Valerius, né Verònique,né tantomeno suo padre avevano mai sospettato di nulla.
Di conseguenza aveva atteso con trepidazione la fine della scuola e l’inizio delle vacanze, certa che avrebbero segnato l’inizio di un periodo tranquillo,una parentesi di fittizia serenità prima del ritorno alla banalità della vita quotidiana,e ai suoi altrettanto quotidiani problemi.
Evidentemente,aveva sperato invano.
I giorni si erano così trascinati stancamente, e il tempo era cupo ed inquieto,come se volesse in qualche modo allinearsi alla turbolenza del suo umore. Quella situazione di tensione prolungata ed apparentemente immotivata le stava logorando i nervi e lo spirito, e per di più la faceva apparire agli occhi degli altri come scontrosa ed irritabile.
Christine faceva del suo meglio per correggere il suo comportamento,e per apparire “normale”.
Ma scopriva giorno dopo giorno di non esserne più in grado.
Ogni volta che si sentiva trascurata o ferita reagiva con stizza, arrivando fino a vere e proprie bizze, capricci apparentemente senza motivo né scopo.
Madame Valerius e Verònique pazientavano,e non erano stupite da tutto questo: Christine stava crescendo,e come ogni adolescente sperimentava un periodo di rabbia impotente,di ribellione contro qualunque cosa e in ogni momento.
Gustave e Raoul, d’altro canto,ne erano assolutamente sconvolti: una bambina dolce, accomodante, garbata come la loro Christine, capace di tramutarsi in una furia per un piccolo scherzo o per una parola di troppo. Decisamente,era qualcosa su cui non possedevano il minimo controllo e che non erano affatto in grado di prevedere e controllare.
Come ora.
Gustave e Verònique avevano programmato da un paio di settimane di fare una gita in un paese poco distante. Infatti Verònique aveva sentito parlare di una chiesa, immersa nel verde dell’entroterra, dove sarebbe stato custodito uno dei più antichi organi di Francia, un vero pezzo da collezione donato da un nobile dei luoghi come ex voto.
Non era una gita a cui potessero partecipare i bambini: bisognava fare parte del tragitto in carrozza,e parte a piedi, inerpicandosi fra una fitta boscaglia.
E poi,una simile avventura per vedere uno strumento musicale,per quanto imponente ed antico, non aveva alcuna attrattiva agli occhi dei due ragazzini.
Christine aveva accolto con indifferenza l’annuncio di quella gita, soprattutto perché aveva intenzione di uscire con Raoul,quel giorno,a pescare: avevano trovato una barchetta malandata sulla spiaggia,e nei giorni precedenti,con l’aiuto di Gustave e di qualche pescatore, l’avevano rimessa in sesto.
L’avevano anche ribattezzata Piccola Lottie, dal soprannome che Raoul aveva affibbiato a Christine:il nome della capricciosa fatina di una fiaba svedese che aveva narrato loro Madame Valerius.
Christine,come da copione,all’inizio si era stizzita per quel paragone: la Piccola Lottie era capricciosa ed intemperante,ed usava i suoi poteri per fare mille dispettucci a tutti gli umani che incontrava sul suo cammino.
Ma poi aveva rivalutato il personaggio,e di conseguenza il suo nuovo nomignolo, quando aveva scoperto che,alla fine del racconto, la Piccola Lottie diventava buona, commossa dalle lacrime di un bambino abbandonato, e da quel momento diventava l’Angelo custode di tutte le persone bisognose.
Ma il giorno della gita tutto sembrava aver congiurato contro di lei.
Una pioggerellina tristemente simile a quella autunnale cadeva fitta fitta, sospinta da un vento leggero ma gelato. Ovviamente, con un tempo simile era da escludersi un’uscita in mare, sospirò rassegnata la ragazzina. Beh,ne avrebbero approfittato per passare una giornata in casa, a cucinare dolcetti, inventare balli divertenti mentre il suo papà avrebbe suonato il violino…
Ma un’occhiata le bastò a capire che né Verò né suo padre sembravano aver desistito dall’idea della loro piccola gita. Le parve egoista e cattivo, da parte loro, lasciarla sola a casa ad annoiarsi mentre loro andavano d’attorno a divertirsi!
Iniziò a frignare senza ritegno, appendendosi letteralmente alla manica del padre e fissandolo con gli occhi pieni di lacrime,mentre gli chiedeva di portarla con loro, o di posporre la gita.
Quando si accorse che con quella tattica non avrebbe ottenuto nulla,cambiò atteggiamento.
Pestò i piedi con rabbia e minaccia, strillò, se la prese con entrambi accusandoli di non volerle bene. Accusò il padre di non provare nulla per lei,come non aveva provato nulla per sua madre.
Fu estremamente crudele, pur senza avvedersene pienamente.
Gustave,pallido e teso a quelle parole d’accusa e di sdegno, non le rispose neppure.
Verònique, spaventata dalla reazione di Christine, fece per slacciarsi il mantello e rassicurarla: sarebbero rimasti a casa con lei.
Madame Valerius, da un canto, guardava la scena in silenzio,un braccio attorno alle spalle dell’altrettanto attonito Raoul.
Da un po’ di tempo Madame si sentiva molto debole, non più in grado di tener testa alle intemperanze della sua figlioccia. Era giusto che fosse il padre a sgridarla, in un frangente simile.
Gustave fece un cenno di diniego a Verònique.
“No. Non vi togliete il mantello,non è necessario. Christine sapeva benissimo che oggi saremmo andati a fare questo piccolo viaggio. Sono assolutamente sicuro che lei e Raoul passeranno un pomeriggio piacevolissimo”disse scoccando un’occhiata di comprensione al ragazzino “mentre noi faremo lo stesso. E quando torneremo, Christine,mi aspetto delle scuse da te: non solo per me, ma anche per mademoiselle Millard. Ti sei comportata molto male stamani, che non si ripeta mai più.”
Senza neppure aspettare una risposta, Gustave prese la porta ed uscì, per impedire ai presenti di vedere quanto la rabbia e il dolore lo avessero sconvolto:gli tremavano violentemente le mani,aveva dovuto nasconderle nel mantello.
Verò,ancora costernata, posò un bacio lieve sulla guancia di Raoul e di Christine, sebbene quest’ultima si fosse ritratta istintivamente, con rabbia. La ragazza sospirò a quel gesto di risentimento,ed uscì a sua volta, raggiungendo Gustave in carrozza.
Christine corse in camera sua, sbattendo violentemente la porta,e iniziando a singhiozzare.
Madame sospirò,battendo una mano sulla spalla dell’impietrito Raoul.
“Decisamente,sarà una lunga giornata. Il vento sta cambiando…prevedo che il tempo peggiorerà.”
Raoul non osò domandarle se si stesse riferendo alla pioggia o alla loro vita.
Prima che Madame potesse riprendere a parlare, qualcuno picchiò energicamente alla porta.
Strano,non attendevano alcun ospite,e il cocchiere della famiglia de Chagny aveva ordine di tornare a prendere Verò e Raoul non prima delle nove di sera. Che strano…
Christine si precipitò fuori dalla sua stanza, correndo nell’ingresso con il viso ancora umido di lacrime, e aprì la porta. Forse suo padre ci aveva ripensato,sicuramente si era reso conto di essere stato troppo duro ed ingiusto con lei…
Si sbagliava. Davanti a lei,una figura che riconobbe immediatamente, malgrado l’aria pallida e stravolta,e gli occhi spalancati,pozze di inquietudine nel bell’ovale del viso delicato.
“Vittoria!”esclamò sorpresa.”E tu che ci fai qui?”