CAPITOLO 16
E poi,rannicchiata in un angolo,la vide. Meg Giry.
Era lei che si lamentava sommessamente, il viso rigato di lacrime.
Era stata lei a richiamarla con quei sommessi lamenti,ed ora la fissava quasi spaventata.
Christine le si avvicinò,e si frugò nelle tasche per trovare un fazzoletto,che infine le porse.
“Meg.. cosa ci fai qui? Perché piangi?”
Queste parole provocarono un altro mare di lacrime,e Christine trovò più opportuno non insistere.
Tacque finchè Meg non finì di singhiozzare.
L’amica aveva gli occhi gonfi e rossi, e il viso rubizzo come una ciliegia matura.
“Sai Christine,sono in punizione…la mamma è davvero molto arrabbiata con me!”
E ricominciò a piangere,ma si fece forza e proseguì il racconto.
“Questa mattina ero così contenta all’idea di rivederti e passare la giornata con te…mi ero ben vestita,ben pettinata,ed ero impaziente che arrivassi. Mentre mi allacciavo il fiocco fra i capelli,alle mie spalle è spuntato Jean Baptiste, il figlio dell’operaio Dommel. E’un moccioso davvero cattivo...mi ha rubato il fiocco,e non me lo restituiva più!”
Tirò su con il naso, e proseguì.
“Mi prendeva in giro,e continuava a farlo,non smetteva mai… allora non ci ho visto più,e siccome lui è brutto, ma davvero tanto brutto…sai Christine,quando era piccolo è caduto sul focolare,e ha la metà sinistra del viso con una lunga bruciatura,una cicatrice tutta rossa, e gonfia. Allora per farlo smettere gli ho gridato: ridammelo brutto mostro! Jean Baptiste è ammutolito,ed io mi sono resa conto che nella stanza era entrata la mamma,e aveva visto e sentito tutto. Era pallida pallida, ed arrabbiata. Si è avvicinata e ha strappato il fiocco dalle mani di Jean Baptiste, intimandogli di uscire dalla mia stanza. Io ero contenta,pensavo di aver vinto.”
“Ma appena Jean Baptiste è uscito, con tutta calma mamma si è avvicinata, mi ha annodato il fiocco e con molta calma mi ha detto che oggi sarei stata in punizione. Io non capivo, credevo che scherzasse,ma lei mi ha preso per le spalle, scuotendomi, e mi ha detto che dovevo vergognarmi, che non dovevo mai più prendere in giro nessuno perché è stato sfortunato, che solo le persone cattive ed insensibili si comportano così. E visto che a me fa paura stare qui sotto da sola, mi ha ordinato di rimanerci per tutta la mattina. Capisci?è per questo che piango! La mamma è cattiva!” e ricominciò a piangere a dirotto.
Christine per un lungo minuto tacque. Poi le tolse una ciocca di capelli dal viso stravolto,e con dolcezza prese a parlare a bassa voce all’amichetta.
“Lo so che non volevi fare niente di male Meg…tu sei una bambina dal cuore d’oro. Ma la mamma ha ragione,sai? Non è giusto prendere in giro Jean Baptiste per quello che gli è successo,è stato solo sfortunato. Nessuno ha colpa del proprio aspetto fisico, dei propri difetti. Sono sicura che in realtà Jean Baptiste è un bravo bambino,che vorrebbe soltanto giocare sempre insieme a voi. Scommetto che lo prendono tutti in giro,vero?”
Meg annuì ascoltando con attenzione, pur non capendo ciò che intendeva dirle l’amica.
“E’logico che abbia reagito diventando dispettoso,sai? E’per attirare l’attenzione, per far finta che non gli importi quando lo prendete in giro per la sua cicatrice. A me succedeva la stessa cosa.”
Meg corrugò la fronte. “Ma tu non hai nessuna cicatrice. Sei bella. Perché ti prendevano in giro?”
Christine si accoccolò al suo fianco,lo sguardo fisso sull’angelo luminoso della finestra. Si abbracciò le ginocchia, dondolando leggermente.
“Sai Meg,mia madre era una persona.. diversa. Strana,per molti versi. Così a scuola mi prendevano sempre in giro per questo motivo,ed io ne soffrivo tanto. Poi un giorno ho quasi rotto il naso ad un mio compagno. Pensavo che mi sarei guadagnata il loro rispetto,se non la loro amicizia. Ma non è accaduto. Sono diventata ancora più sola,isolata.”
Meg sembrava rattristata da quella storia. Ma sicuramente aveva capito il messaggio.
“Hai ragione Chris,appena finisce la punizione vado a cercare Jean e gli chiedo scusa. Forse la smetterà di rubarmi i fiocchi così, no?”
Christine annuì,sorridendo. Poi vagò con lo sguardo per la stanza,e chiese:”Perché ti fa tanta paura rimanere qui Meg? E’un posto meraviglioso…il più bello che abbia visto oggi.”
Meg arricciò il naso, con una smorfia poco convinta.
“Questo posto mi dà i brividi. E poi qui mi sembra quasi di percepire la presenza del Fantasma!”
Christine rise di cuore.
“Ma siete tutti fissati con questo Fantasma! Meg, quando sei qui, cerca di pensare all’Angelo della Musica…è una storia che mi raccontava sempre il mio papà quando ero più piccola.”
“L’Angelo della Musica è uno spirito buono, che aiuta i bambini che hanno talento a suonare,cantare, danzare sempre meglio. E’il loro maestro,il loro conforto,il loro amico. Io prego sempre che il mio fratellino Christian diventi il mio Angelo della Musica. O la mia mamma,lei era una bravissima pianista sai? Ma finora l’Angelo non mi ha mai visitato…però io continuo a sperare. E dovresti farlo anche tu…”
Le bambine tacquero,perse nella magia di quella fiaba innocente,e nella speranza che da essa derivava:per la loro vita,per il loro futuro.
Un affannoso rumore di passi per le scale le fece sobbalzare.
Verònique, Julienne e Vittoria si affacciarono nella cappella,e sorrisero rassicurate nel vedere le bambine sedute tranquille l’una accanto all’altra.
“Forza bambine.. tornate su. Ci avete fatto prendere di nuovo uno spavento… Christine, sei davvero formidabile nello sparire in un batter d’occhio!”rise Julienne.
Meg la fissava incerta.
“Posso venire anch’io mamma? Davvero?”
Julienne assentì col capo. “Certo Meg. Sono certa che la lezione ti è già servita…o no?”
Meg l’abbracciò di slancio,e corse via con l’amica. Voleva portarla a vedere la grande terrazza dell’Opera Populaire…e poi, doveva assolutamente trovare Jean Baptiste per chiedergli scusa…
Christine era davvero molto triste all’idea di tornare a casa.
Erano già le sette di sera,ma non si era letteralmente accorta del tempo che passava.
Non aveva ancora visto la sala costumi, e la sala con i fondali di scena, e tutti gli strumenti dell’orchestra…
Verònique, a dispetto delle sue più cupe previsioni, si era davvero divertita.
La Sorelli,unico possibile ostacolo, era in vacanza con il Visconte de Chagny,e tutte le altre ballerine l’avevano accolta con entusiasmo ed affetto. Quanto alle nuove,quelle che non la conoscevano, sussurravano ammirate il nome di Odette, che era arrivato alle loro orecchie come quelle di un mito.
Christine aveva già salutato Meg promettendole di tornare presto, aveva stretto con garbo la mano di Vittoria e del maestro Reyer,e aveva salutato affettuosamente la severa eppure dolcissima madame Giry.
Mentre seguiva Madame Valerius e Verò lungo l’atrio, si rese conto di aver scordato il mantello e il cappello nella strana stanza dello specchio. Avvertì le due donne, e fece una corsa per recuperarli.
Entrò precipitosamente in camera,e fece per agguantare i due indumenti,quando fu costretta a fermarsi. Sulla chaise longue, accanto al mantello, giaceva una rosa rosso intenso, dal lungo stelo sottile, orlato da un nastro di soffice velluto nero,chiuso a fiocco.
Attaccato al nastrino, un biglietto color panna, vergato con una strana calligrafia,in inchiostro nero.
Un delicato dono per un’anima generosa. Non cambiare, piccola Christine.
D’un tratto Christine si sentì a disagio. Chi poteva averle giocato quel tiro? Né Julienne né Verò, sicuramente…forse qualche ballerina aveva inteso canzonarla..
Strinse il fiore fra le mani,avvedendosi che era stato privato delle sue spine, e si incamminò pensierosa verso l’uscita.
Né madame Valerius né Verò prestarono attenzione al fiore, pensando che la piccola l’avesse sfilato da uno degli enormi vasi pieni di fiori dell’ingresso, forse per portarsi a casa un ricordo profumato di quella meravigliosa giornata.
Ma agli occhi attenti di Julienne non sfuggì quel fiore scarlatto, né il particolare nastro corvino di cui era adornato. Le ricordò immediatamente altri fiori,altri doni di un altro tempo, un’altra era del suo passato,e sentì nel cuore una strana inquietudine,un presagio di vera sventura.
Ma scacciò immediatamente quei cupi pensieri, e si incamminò a passo svelto verso il refettorio.