CAPITOLO 15
Due giorni più tardi Christine Daae varcava per la prima volta la maestosa entrata dell’Opera Garnier. Tratteneva quasi il fiato, la manina stretta in quella di Madame Valerius.
Piena di riverenza, in quel suggestivo e maestoso tempio della musica e dell’arte, su cui aveva fantasticato a lungo,si sentiva piccina piccina,ed insignificante.
Verònique,alle sue spalle, le accarezzò lievemente i capelli.
Era quasi più a disagio della bambina, in quell’alto e spazioso ingresso, impreziosito di magnifiche colonne istoriate, che convergevano imponenti verso l’estesa e preziosa scalinata principale in marmo rosa, quella che conduceva ai palchi.
Se per Christine quello era l’insperato avverarsi di un sogno,per Verònique era il materializzarsi di un incubo a lungo temuto,che però ora si trovava a dover affrontare.
Non aveva mai accettato di fare ritorno all’Opera,dopo la morte del suo Robert.
Ogni viso, ogni luogo le avrebbe ricordato la vita che aveva vissuto in passato,e a cui era stata disposta a rinunciare per amore.
Non solo.
Ci sarebbe stato sempre qualche maligno a mettere in dubbio la morte del suo fidanzato,e a burlarla dietro le spalle, credendola vittima di un seduttore vigliacco e bugiardo.
Una situazione, insomma, che non sarebbe riuscita a tollerare.
In particolar modo una persona l’avrebbe messa letteralmente in croce: la persona che in effetti aveva beneficiato maggiormente del suo ritiro dalle scene, e che avrebbe mal sopportato un’usurpatrice del suo trono appena conquistato.
Questa persona era Anna Maria Sorelli,l’attuale prima ballerina del teatro,che purtroppo aveva avuto modo di incontrare anche dopo la disgrazia, essendo quest’ultima l’amante ufficiale e preferita del Visconte Philippe de Chagny,il fratello maggiore di Raoul.
Benché Verònique avesse tentato di scordare i suoi trascorsi e di cancellare le sue tracce,ben pochi parigini,un paio di anni addietro,non conoscevano il talento di Odette. Sì,Odette,come la protagonista del Lago dei Cigni,il suo vero cavallo di battaglia: danzando in quell’opera,si sentiva trasfigurata,posseduta dalla musica fin nel profondo,e faceva sognare schiere di ammiratori devoti.
Odette.
Questo era stato il nome con cui tutti avevano conosciuto Verònique Millard,ai tempi del suo fulgore.
Verò sorrise amaramente fra sé,a quel pensiero. Il suo soprannome era stato una triste profezia del dolore che avrebbe vissuto di lì a poco. Nessuno dei suoi nuovi amici conosceva questo segreto,e non lo avrebbe rivelato mai. Quel capitolo della sua esistenza si era concluso con la morte di tutte le sue speranze,annegate in fondo al mare,una notte…
Julienne andò loro incontro,accompagnata dal vecchio e rugoso maestro Reyer,che conquistò subito le simpatie di Christine,con la sua aria buffa e divertente. Il maestro e madame Valerius sedettero nel foyer,e sprofondarono subito in una pigra conversazione,intervallata da sonori scoppi di risa,e da mille rievocazioni del passato.
Dopo i convenevoli di rito, Verònique arretrò di qualche passo,decisa a guadagnare l’uscita,con una scusa o con un’altra..
Ma Julienne riuscì ad impedirle la fuga,giocando d’astuzia.
“Ora Christine,Verònique ti porterà a vedere il palco,e poi ti svelerà i misteri che si celano dietro il sipario. Ahh Verò…portala anche a vedere il tuo vecchio camerino. L’ho riaperto questa mattina,prima di uscire.. pensavo che ti avrebbe fatto piacere. Perdonatemi,ma vi dovrò lasciare sole per un po’. Le sarte che dovevano aggiustare i costumi delle ballerine hanno fatto un vero scempio,e dovrò controllare i nuovi lavori. O al loro ritorno gli impresari se la prenderanno con me,com’è ovvio.”
Roteò gli occhi al cielo, con aria comicamente tragica.
Chistine scoppiò a ridere,colta di sorpresa da quella smorfia: Julienne non le era sembrata tipo da simile scherzetti. Poi tornò seria, si guardò intorno e chiese notizie di Meg. Aveva simpatia per quella bambina così dolce ed ingenua.
Julienne scosse il capo,risoluta e afflitta.
“Mi dispiace davvero Christine,ma oggi dovrai fare a meno della sua compagnia. Ha fatto una cosa molto, molto brutta,e l’ho messa in punizione.”
Così Christine,un poco delusa, e Verònique si recarono verso il palco,e madame Giry tornò seccata alle sue noiose faccende quotidiane.
Christine credeva di sognare.
Quando si era affacciata timidamente dalle cortine di spesso velluto cremisi,e aveva spiato la sterminata platea, un brivido le aveva percorso la schiena,e aveva immaginato di suonare su quel palco, oppure di danzarvi, sotto gli occhi stupiti ed ammirati di centinaia di spettatori.
Aveva riso di questa assurda idea,eppure sapeva che quella sensazione stupenda l’avrebbe accompagnata ancora. Nei suoi sogni,ovviamente.
Poi Verònique l’aveva condotta nel retroscena, mostrandole le botole ed i macchinari che animavano gli spettacoli,e infine l’aveva portata nell’ala dei dormitori. Lei,e altre poche fortunate, avevano avuto diritto anche ad un camerino personale,dove tenere i loro pochi oggetti e soprattutto conservare un po’ di privacy,cosa pressoché impossibile quando si vive in un teatro.
Christine non era rimasta particolarmente colpita da quella nuda stanzetta che Verò chiamava con orgoglio “il mio regno”, abbellita soltanto da una tendina di cinz verde chiaro alla finestra, da un crocifisso intagliato alla parete e da una toilette di legno scuro,proprio accanto al piccolo lettino,al tocco duro e scomodo.
Verònique invece sembrava rapita dai suoi ricordi,quasi dimentica della presenza della bambina.
Christine si affacciò sul corridoio,dove si estendeva una fila ordinata di queste camerette,quasi tutte con le porta chiusa a chiave dalle loro gelose proprietarie. Al fondo del corridoio,però,vi era una stanza..diversa.
A colpo d’occhio,era proprio diversa..
L’arredo al suo interno era sempre logoro,ma più elegante: una chaise longue in velluto rosso, un letto minuscolo ma ornato da un grazioso baldacchino color porpora, una toilette più lussuosa delle altre e soprattutto un enorme specchio dalle rifiniture dorate ,che ricopriva quasi l’intera parete di fondo.
Sebbene impolverato e sporco,doveva trattarsi di un oggetto di squisita fattura.
Era assolutamente splendido.
Verònique seguì il suo sguardo interrogativo.
“Quella è una camera molto strana,sai?Un tempo era la stanza di Julienne, quando era prima ballerina. Poi,quando lei ebbe un..incidente,e non potè più danzare,le fu offerto il posto di insegnate di danza e responsabile del balletto. Lei accettò,e di conseguenza dovette trasferirsi in una stanza più vicina al dormitorio comune,per tenere d’occhio le ballerine più giovani.”
“Questa stanza fu quindi assegnata alla successiva prima ballerina,Agnes. Ma non vi restò a lungo.
Dopo tre notti la poverina era assolutamente distrutta: disse di aver subito uno scherzo piuttosto pesante da qualche stupido buontempone,e di volersi trasferire in un altro camerino al più presto possibile. A suo dire era stata investita da vere folate di vento gelido,anche se la finestra era ben sprangata;aveva udito per tutta la notte grida strazianti e sinistre,accompagnate da una specie di requiem suonato al violino;e aveva trovato dei fiori morti fra le coltri,fiori che mandavano un terribile puzzo di morte,di decomposizione. A distanza di anni,quello strano mistero non è stato svelato. Ma del resto,l’Opera Populaire è famosa per i suoi misteri:non so se tuo padre te ne ha mai parlato…” abbassò la voce,con fare cospiratore.
“Qui all’Opera vive un fantasma! Un vero fantasma!”
Christine rise,credendo che l’amica la prendesse in giro. Aveva dieci anni, mica quattro!
E’vero che le era stato insegnato a credere agli spiriti soprannaturali,sempre presenti nei pittoreschi racconti svedesi,ma quelli erano folletti gentili,oppure troll orribili e crudeli.
Certo però non assomigliavano a questo strano,presunto fantasma,che passava le notti a far ammattire le giovani ballerine e distribuiva folate gelide e petali marci e puzzolenti…
Ma Verònique ora era assolutamente seria.
“Fossi in te non riderei così, Christine. Non ci si burla impunemente del Fantasma dell’Opera,neppure se si è bambine. Egli è ovunque,sente tutto,tutto sa…e può vendicarsi da un momento all’altro.”
Christine annuì,fingendo comprensione.
“Va bene Verò,ammettiamo che esista un fantasma. Non mi farebbe certo alcun male,dal momento che io non ne ho fatto a lui, ti pare?”
Verònique scosse la testa.
“Non funziona così. Il Fantasma a volte beneficia le persone,e più spesso le tormenta. Senza apparente motivo. Non so se è vero ma…”abbassò di nuovo il tono. “Quando io vivevo qui,ogni tanto si sussurrava di operai strangolati, di poliziotti di ronda qui vicino spariti misteriosamente e ritrovati assassinati in modo brutale. E tutto questo era certo opera del Fantasma..”
Furono interrotte da uno scalpiccio insistente in corridoio.
Pochi attimi dopo,sulla soglia apparve una ragazza esile e graziosa,dai lunghi capelli biondi come oro filato, che le ricadevano sulle spalle come un manto liquido. Sorrise piena di gioia,e volò praticamente nelle braccia di un’esterefatta Verònique.
“Mio Dio,allora Julienne non mi prendeva in giro! Verò,la mia Verò..sei tornata! Come mi sei mancata…cattiva,cattiva,non ti sei più fatta viva con la tua Vittoria!”
Verònique sorrideva,stupita e compiaciuta di tutto questo entusiasmo,e abbracciava strettamente la sua vecchia amica. Vittoria Masselli.
Vittoria e Julienne,le sue uniche due amiche. Da sempre e per sempre, era il loro motto,un tempo.
Le uniche due,sebbene trepidanti,ad incoraggiare la sua storia d’amore.
Le uniche due vicine nel dolore, pronte a raccogliere i cocci della sua vita e a rincollarli con pazienza.
Verònique lottava con sé stessa per non piangere di commozione,mentre stringeva l’amica,e mentre entrambe iniziavano contemporaneamente a ridere,parlare…un vero cicaleccio.
Christine in quel momento,osservando la gioia dell’amica,decise di lasciarla da sola.
Un momento del genere non doveva essere disturbato dalla sua inopportuna presenza.
Passeggiando nel lungo corridoio,accennò qualche passo di danza avvicinandosi alla strana camera con lo specchio,e alla fine entrò. Posò sulla chaise longue il mantello e il cappellino, e sfiorò con reverenza lo specchio, annerendosi i polpastrelli per la polvere accumulatasi lì sopra.
Sì,ne era certa. Pulita ed illuminata,sarebbe diventata una stanza deliziosa…quanto le sarebbe piaciuto vivere in una stanza simile! Vivere nel celebre teatro dell’Opera, circondata da artisti di fama mondiale, immersa nell’arte più pura dalla mattina alla sera…quella era felicità! Chissà se sarebbe mai diventata abbastanza brava da poter fare,almeno, la figurante…
D’un tratto si irrigidì.
Forse le emozioni di quella giornata la stavano condizionando ma.. le era parso di udire uno strano, sommesso lamento proveniente da.. da dove?
Si guardò intorno,mentre il lamento si faceva più insistente e doloroso.
Doveva provenire dal piano inferiore: proprio accanto alla strana stanza dello specchio,c’era un’angusta scaletta a chiocciola,che scendeva nel buio sottostante.
Christine non era molto coraggiosa per natura,ma un lamento simile la incuriosiva, e la curiosità è ben più forte della paura, nei bambini. Vinse il naturale buonsenso,ed afferrata una candela del corridoio prese a scendere piano, con cautela, per la scaletta.
Decisamente si trattava di un lamento umano.. ma di chi?
Arrivata al termine della scala, Christine strizzò gli occhi per abituarsi alla semioscurità. Solo una porta la separava da quei lamenti. Dalla fessura sotto la porta filtrava una debole luce, e Christine con cautela l’aperse…
Non era preparata a vedere ciò che vide.
La stanza sotterranea era una specie di cappella religiosa. Un grande vetro cattedrale, raffigurante un angelo, illuminava la stanza con una luce colorata, calda ed avvolgente, aumentata dal riverbero delle candele accese presso l’altare.
Evidentemente gli angeli erano il tema ricorrente dell’artista che l’aveva decorata, perché il soffitto era affollato di Cherubini,e sulla parete di fondo un Arcangelo dalle ali spalancate sembrava promettere protezione a sofferenti e ai bisognosi.