CAPITOLO 14

 

Il viaggio fu piacevole e non troppo lungo.

Christine aveva pianificato di prendere un treno, il giorno precedente,perché si immaginava che il college Saint Hilaire fosse “lontano lontano”,come si leggeva nelle favole.

 

Ma in realtà non si trovava che a qualche miglio da Parigi, e in meno di due ore,nonostante la neve avesse reso impraticabili molte strade, furono a destinazione,sani e salvi.

Dovettero penare non poco per ottenere il permesso di incontrare il giovane Visconte.

Il rigido regolamento infatti non permetteva né visite fuori orario,né tantomeno da persone che non fossero genitori,parenti stretti o tutori legali degli alunni.

Fortunatamente, il sorvegliante di turno si ricordava bene di Verònique, quella graziosa e compita ragazza che aveva accompagnato il giovane de Chagny al suo primo giorno di scuola,e animato dallo spirito del Natale,o forse impietosito da quella strana carovana di visitatori, aveva acconsentito a farli entrare, raccomandandosi di non fare troppo chiasso e di non stancare troppo il bambino.

Quell’uomo severo giudicava ben triste che un allievo fosse accompagnato e visitato solo da domestici, invece che dalla sua famiglia: del resto, non era né il primo né l’ultimo bambino di famiglia nobile ad essere trattato come una valigia da parenti troppo presi a vivere la loro vita per occuparsi di lui.


Nessuno potrebbe descrivere,e neppure immaginare, la gioia di Raoul quando li vide apparire nel corridoio che conduceva alla sala visite. Tutti insieme,sorridenti,felici.

Aveva trascorso la mattinata,dopo la funzione religiosa, in completo isolamento.
Nulla nuoce al cuore di un bambino più della solitudine, specialmente quando sa che per il resto del mondo quel giorno è tanto lieto ed importante, vissuto in famiglia e fra gli affetti.

Ed ora,questo.
Mentre sua madre era in viaggio per l’Europa, mentre suo fratello a malapena gli aveva scritto un biglietto d’auguri, queste persone avevano rinunciato a passare comodamente le festività a casa loro, sfidando anche la neve, solo per poterlo vedere,per abbracciarlo festanti, augurandogli buon Natale…

Christine,dopo essersi staccata dal suo interminabile e commosso abbraccio, gli porse con aria di gran mistero un pacchetto sgualcito,e Raoul lo scartò freneticamente.
Il suo unico regalo di Natale…

Dentro, trovò un soldatino di piombo.
Lo stesso soldatino che le aveva regalato l’estate precedente,prima di separarsi.
Raoul lo fissò interrogativamente,senza capire,rigirandolo fra le dita.

“Ricordi quando mi hai lasciato il tuo soldatino,come ricordo di quanto ci eravamo divertiti a giocare alla guerra,quest’estate?”disse Christine.

 

“Beh, ha funzionato. Quando ero molto triste, quando mi sentivo sola nella nuova classe o quando prendevo qualche votaccio,mi bastava stringere fra le mani il soldatino per scoppiare a ridere. Allora ho pensato: lo riporto a Raoul,così gli terrà compagnia in questi prossimi mesi di scuola. Quest’estate me lo ridarai, e io te lo riporterò il Natale prossimo,che tu sia qui o a casa tua a Parigi. Così aiuterà entrambi, non credi?Il nostro piccolo portafortuna…”

Gustave si scoprì ad avere gli occhi lucidi,e tentò di ricomporsi. Non voleva farsi vedere in quello stato.
Non immaginava che la figlia possedesse una simile immaginazione.
Era davvero una piccola fatina…

Raoul,con tutta la serietà che riuscì a dimostrare, strinse solennemente il soldatino nel palmo e promise di restituirglielo l’estate successiva. Dopodichè entrambi scoppiarono a ridere, e corsero a giocare nel giardino, seguiti a ruota dalla piccola Meg che si affannava per star loro dietro, tentando di familiarizzare con quei nuovi amici.

Gustave,Verònique e Julienne si sedettero allegri sotto i portici del cortile, tenendo d’occhio le esuberanti gesta dei tre piccoli scatenati, e conversando amabilmente di musica e di teatro.

 

Madame Giry in particolare sembrava molto colpita da quel giovane intelligente e talentuoso, che aveva già udito suonare ma che non aveva mai conosciuto personalmente. E,mentre lo ascoltava, spiava di sottecchi la sua amica Verò..

Le guance rosse,il sorriso aperto eppure timido,e gli occhi scintillanti di Verònique parlavano da soli.

Julienne era davvero incredula. Pochi giorni,poche ore della compagnia di quell’uomo avevano operato una tale trasformazione in lei da renderla…quasi una persona diversa. Era riuscito laddove avevano fallito tutti, perfino lei…

 

Julienne sorrise con affetto a Verò.
D’ora in poi,per la sua amica le cose sarebbero state più facili, non ne dubitava.

 

Comprendeva bene la reazione di rifiuto di Gustave,avvenuta qualche mese prima.
L’uomo aveva perso la moglie da poco, e Julienne conosceva in prima persona quanto è duro tornare a vivere, a provare dei sentimenti dopo un lutto simile.
Verònique aveva conosciuto la sua parte di dolore,è vero: ma non era lontanamente paragonabile.

 

Julienne si augurava che,in un modo o nell’altro,quella strana amicizia potesse maturare,anche se lentamente, e sbocciare infine al momento giusto in un sentimento più profondo ed avvincente.

 

Gustave,Christine e Verònique,un giorno,avrebbero potuto formare una splendida famiglia…

 

 

 

Julienne era rimasta subito molto colpita dalla serietà e dalla garbata intelligenza di Christine: non avendola conosciuto in precedenza ,la sua strana fuga del giorno precedente l’aveva indotta a pensare che si trattasse di una bambina viziata,petulante,dispettosa,egoista.

 

Alla luce delle vere motivazioni che l’avevano invece spinta a scappare, Julienne l’aveva rivalutata,fin quasi ad ammirarla. La ragazzina aveva già sofferto molto per la sua età,eppure conservava una bizzarra,eppure encomiabile, capacità di dare affetto,di occuparsi di quelli che considerava meno fortunati di lei,il tutto con una caparbietà che non possedevano alcune donne fatte.

 

Lo poteva vedere anche ora,sollevando lo sguardo: Christine aveva appena conosciuto la sua Meg, eppure l’aiutava a salire sul piccolo muretto troppo alto per lei così come l’aiutava a scendere,e le aveva allacciato con aria protettiva i bottoni,troppo sfuggenti,del cappottino,che correndo le si era aperto...

 

Sì,decisamente quella ragazzina ha qualcosa di diverso dalla maggioranza delle sue coetanee…qualcosa di diverso,e a suo modo affascinante.

 

Si scusò con Verònique e monsieur Daaè,e si diresse verso i bambini.

Dalla sua capiente e logora borsa di pelle estrasse un involto con alcuni biscotti al cioccolato, che divise equamente fra i tre festanti ed affamati bambini. Poi prese a stringere le loro sciarpe,a calzare bene i loro cappelli,e a distribuire sorrisi e carezze non solo alla figlia,ma anche agli altri due.

 

Gustave sorrise a quel dolcissimo gesto di amore materno: decisamente,a lui non era affatto venuto in mente di portare loro uno spuntino! Questo era quel tipo di pensiero,di previdenza e buon senso che solo una madre può possedere: un padre,per quanto affettuoso e premuroso oltre ogni dire,non vi arriverà mai.

 

Julienne osservava divertita il formidabile appetito di quegli scatenati,che in pochi secondi avevano spazzolato religiosamente anche le ultime briciole di quei poveri dolci;si era poi rivolta a Christine,incredibilmente carina con quel suo sorriso smagliante e le guance rosse d’eccitazione per quell’inaspettato e meraviglioso Natale.

 

“Sai Christine,Verò mi ha tanto parlato del tuo talento nel suonare e nel danzare… Poco fa,parlando con tuo padre, ho avuto una certa idea.”

Tacque un momento,osservando quei limpidi occhi sgranati di sorpresa e di curiosità.

 

“In questi giorni non c’è un gran fermento,all’Opera Populaire: la nostra Diva è in vacanza,e il teatro è praticamente chiuso per qualche restauro. Non riaprirà i battenti che in occasione dell’Epifania. Così pensavo che…se ti andasse,ovviamente”sorrise sorniona “potresti venire a visitarlo,insieme a Verònique e a tuo padre. Potresti perfino accennare qualche passo di danza su quel palco,sopra cui hanno danzato le punte migliori del mondo conosciuto!Che ne dici?”

 

Prima che Christine potesse parlare,Meg esplose in acuti strilli di gioia.

“Sìììì,sììì che bello mamma!Anch’io voglio ballare insieme a Christine!” si rivolse alla sua nuova amica, con un sorriso estremamente orgoglioso.

“Lo sai Christine,che fra quelle punte migliori del mondo c’è stata anche la mia mamma? Verò me lo ha raccontato…era bravissima,la più bravissima di tutte!”

 

Il sorriso di Julienne si era spento d’improvviso, come se un colpo di spugna avesse cancellato la serena felicità di quelle ore dal suo viso e dal suo cuore.

“Meg, quante volte ti ho detto di curare di più la tua grammatica! E soprattutto di non strillare a questo modo. Hai otto anni,non sei più una bambina piccola. Impara cos’è il contegno.”


Meg chinò il capo,mortificata dalla severità del rimprovero materno.

Christine provò pena per quella bambina entusiasta di tutto,così chiaramente poco in sintonia con l’irreprensibile controllo di sua madre.

 

Fra sé e sé invidiò la piccola Meg: quante volte le capitava di rimpiangere anche i più aspri rimproveri di sua madre! Avrebbe sopportato umiliazioni ben peggiori pur di avere il piacere di rivederla,di riabbracciarla…ma certo,chi non aveva provato il dolore di una simile perdita non poteva apprezzare le piccole quisquilie quotidiane.

 

Accennò una riverenza.

“Certamente madame Giry,un simile privilegio mi farebbe davvero felice. Se non vi creerà disturbo,sarò lieta di visitare la celebre Opera Populaire. Mio padre me ne ha parlato spesso, descrivendola come uno dei teatri più belli, eleganti e famosi d’Europa.”

 

Julienne accennò nuovamente un sorriso.

“Immagino che un simile commento da parte di tuo padre sia davvero un complimento per monsieur Garnier, l’architetto. Bene,allora prenderò accordi con lui e con Verònique. E’un secolo che non rimette piede a teatro,penso che le farebbe davvero piacere tornare a visitarlo.”

 

Julienne lasciò i bambini ai loro giochi e fece ritorno nel mondo degli adulti.

 

Qualche ora dopo, tra abbracci e promesse di scriversi, la strana comitiva abbandonò il collegio e fece ritorno a Parigi.

 

Raoul de Chagny fissò nel buio la carrozza che si allontanava lentamente sulla strada principale,e rimase a guardare fin quando la sua lucerna non scomparve del tutto, nella nebbia fitta.

Non lo avrebbe mai ammesso,ma sentiva il groppo alla gola.

 

Madame Valerius,che nella giornata di riposo aveva recuperato le forze e il suo spirito sagace, aveva preparato per tutti loro una cena davvero luculliana.

 

E intorno a quella tavola imbandita, mentre la neve fuori ricominciava a cadere fitta e le due bambine si divertivano a strimpellare al pianoforte e a cantare motivetti natalizi,quelle persone, fino a poco tempo prima estranee, recuperarono seppur brevemente una felicità ed una spensieratezza che pensavano perduta per sempre.