CAPITOLO 12

 

Erano passate diverse ore dalla scomparsa di Christine.

Avevano freneticamente perlustrato l’intero quartiere, domandando ad ogni negoziante abituale,e ad ogni conoscente: avevano interrogato invano tutti i sorveglianti ed i portinai.

Si era rivelato inutile: alcuni non rammentavano proprio nulla, altri invece avevano veduto passare la bambina,nella mattinata, ma non ricordavano altri dettagli significativi.

Gustave non riusciva né a piangere né a parlare: si sentiva in colpa per quanto accaduto.

Un nodo gli serrava la gola, e gli impediva di esternare la propria infelicità.

Era stato lui a darle il permesso di uscire,lui ad addormentarsi come uno stupido,senza rendersi conto del tempo che passava…se almeno si fosse svegliato prima, avrebbe avuto più tempo per cercarla prima del calare della notte.
Continuava a maledire la propria stupidità,la propria fiducia.

Madame Valerius ,al pari di Gustave, si sentiva il cuore scoppiare per l’apprensione.
Si sentiva l’unica responsabile di quella scomparsa. Avrebbe dovuto portare Christine con sé,quella mattina,a far la spesa,come del resto era solita fare quando la bambina non era a scuola: così l’avrebbe tenuta costantemente sott’occhio. Del resto, se almeno fosse rientrata all’orario stabilito,avrebbe subodorato immediatamente che qualcosa non andava;e le ricerche sarebbero iniziate ore ed ore prima.

Povera Christine, sola,al freddo, nella notte…mio Dio, dove diamine ti sei cacciata?

Neppure Verònique si sentiva del tutto immune dal senso di colpa,dal peso schiacciante della responsabilità di quella scomparsa. Se non avesse tentato con ogni mezzo di evitare Gustave,se avesse accettato di trascorrere con loro le feste natalizie…

Oh,è tutta colpa mia! Christine non sarebbe mai uscita per venirmi a trovare,magari per pregarmi un’altra volta di partecipare al loro pranzo di Natale…Non lo avrebbe fatto,se io non fossi stata così sciocca!

D’un tratto Verònique si bloccò in mezzo alla via trafficata.
Christine non sapeva che lei all’ultimo aveva deciso di rimanere a casa,e di invitare l’amica presso di lei,anziché il contrario. No,era piuttosto sicura di questo. Quindi la bambina non avrebbe avuto motivo di andarla a trovare…e allora perché aveva inventato quella scusa?

Il padre era ritornato a casa, con madame non aveva avuto discussioni di sorta, non aveva motivo di pensare che Verònique le avesse mentito,cos’altro…

Verònique capì. In un lampo.
E scoppiò a ridere, un riso isterico e liberatorio, fra le lacrime di sollievo che presero a rigarle il viso infreddolito, sferzato dal vento.

Madame Valerius e Gustave la guardarono, con un’espressione a metà fra l’allibito e l’impaurito sui loro volti.
La povera ragazza stava evidentemente perdendo la bussola…

“So dove può essere Christine!Fidatevi di me” li rassicurò lei.

Madame Valerius fece una smorfia di dolore,massaggiandosi l’anca sinistra. Tutto quel correre le aveva riacceso vecchie fitte nelle sue stanche ossa. Non riusciva quasi più a reggersi in piedi…


“Andate voi due, Gustave. Io tornerò a casa. Non riesco a proseguire,e vi sarei solo d’impaccio. Fermerò una carrozza e vi attenderò a casa. Fate presto, riportatela subito a casa...” raccomandò sollecita.



I due giovani si affrettarono nella direzione indicata da Verònique.
“Posso almeno sapere dove stiamo andando?” le chiese Gustave dopo qualche minuto. Sembrava a disagio nel seguire Verò come un automa,senza idea della meta.
La neve aveva ripreso a cadere fitta,e le strade semideserte sembravano uscite da un libro di fiabe.

“Alla stazione ferroviaria.”fu la laconica risposta di Verònique.
Gustave non indagò oltre, assecondando l’intuizione della ragazza. Dopo tutto, nell’ultimo periodo lei e Christine si erano legate tanto..

Non fu facile frugare sistematicamente da cima a fondo l’enorme stazione centrale di Parigi, affollata di mille viaggiatori in vacanza. La gente rivolgeva occhiate appena incuriosite a quei due giovani stravaganti, che vagavano affannosamente per tutto l’edificio, lo sguardo stralunato, ansimanti..

Ma ad un tratto, ecco apparire,in un canto, su una vecchia panca, il vecchio mantello liso e la sciarpa rossa di Christine. La bambina giaceva profondamente addormentata,in mano un pacchettino avvolto alla meglio in carta da regalo,tenuto stretto contro il petto.

Gustave sentì gli occhi inumidirsi.
Aveva giurato a sé stesso di essere severo con Christine…
Di punirla per questa sua fuga immotivata, che aveva portato loro tanta preoccupazione….

Di insegnarle un po’ di educazione e disciplina.

Ma quando la vide… le guance arrossate per il sonno ed il freddo pungente, i capelli scompigliati dal vento e la bocca semichiusa, non ebbe cuore di proseguire nel suo intento. Le accarezzò piano la testolina, e la prese in braccio, sollevandola come se fosse stata una piuma.
Solo allora la piccola si svegliò,come se avesse sentito su di sé lo sguardo bruciante del genitore.

“Oh,papà..” mormorò,ancora immersa nel sonno. Parlava con voce leggermente impastata dalla stanchezza.
“Volevo andare a trovare Raoul in collegio.. però arrivata qui non sapevo quale treno prendere,non ricordavo il nome del posto…nessuno mi ha aiutato…e non volevo tornare a casa, avevo paura che mi sgridassi…”

“Shhh….dormi,piccola. Ne riparliamo domani.”
Gustave, raggiante nello stringere a sé la figlia, incrociò lo sguardo di Verònique,finalmente  lieto e sereno, che si posava affettuoso sulla piccola bella addormentata.

In quel momento Gustave comprese: avrebbe potuto far di tutto per scacciare quella strana ragazza dalla propria mente,ma non avrebbe mai potuto scacciarla dal suo cuore.

Perché,lo ammettesse oppure no, ormai era innamorato di lei.

 

 

 

 

Il loro ritorno a casa fu decisamente più tranquillo dell’affannosa ricerca che avevano condotto tutto il pomeriggio e la sera. Fermata una carrozza,con gran difficoltà data l’ora tarda, fecero sdraiare Christine, ancora addormentata, su uno dei sedili e si sedettero l’uno accanto all’altra,un po’impacciati, nell’altro lato della carrozza.

La strana situazione aveva creato fra loro,dopo l’esplosione di felicità, un mutismo quasi ostinato, come se temessero di spezzare una specie di incanto. Si studiavano reciprocamente, senza spiccicare parola.
La neve, il vento freddo,il buio della notte… Il fracasso delle ruote della carrozza era l’unico rumore percepibile.

“Erano anni che non vedevo una nevicata simile. Credo sia eccezionale,da queste parti.” disse ad un tratto Gustave,quasi parlando a sé stesso.

Era vero.
Da anni Gustave durante il Natale si trovava in tournee,spesso in Spagna o in Italia, dove non si potevano certo ammirare le nevicate tipiche delle sue terre del Nord.
Gli mancava la sua terra natia, ogni tanto,allora come adesso. Ma di certo non aveva più alcuna intenzione di farvi ritorno.
Soprattutto, non dopo quella sera.

 

Verònique assentì col capo,in un movimento rapido e grazioso.

Gustave non riusciva a staccare gli occhi dal suo viso..
“Avete ragione. Credo sia un fatto molto raro, perfino per Parigi. Ma del resto questa è una serata strana,quasi magica…cioè” aggiunse in fretta,arrossendo “è una notte magica soprattutto perché è la Vigilia di Natale. E credo che manchi davvero poco a mezzanotte…”

Gustave la interruppe.
“Devo ringraziarvi davvero,mademoiselle. Senza di voi non sarei riuscito a ritrovare Christine. Non pensavo che la sua nostalgia per  il suo amichetto l’avrebbe spinta a ..farci prendere una paura simile!” concluse scherzosamente.

Verò parve più sollevata. Gustave non sembrava intenzionato a punire la figlia.
“Monsieur,se non fosse stato per me, Christine non avrebbe avuto alcun appiglio con cui mentirvi. Quindi,in un certo senso,è anche colpa mia…più mia che sua.”

Parlavano entrambi a bassa voce,per paura di disturbare il sonno di Christine.

“Chi è quella donna che stava a casa vostra? Vostra sorella,una cugina?”
Gustave era rimasto davvero impressionato dal tono deciso,dal piglio sicuro eppure non invadente di quella strana ospite. Una donna strana e affascinante, senza dubbio.

“Oh,no davvero!”rise Verò. “Anche se,in un certo senso,è ben più di una sorella. Vi ho già parlato di lei, rammentate? La mia seconda madre…”

”Si chiama Julienne Giry. Era una mia compagna,quando danzavo nel corpo di ballo dell’Opera Populaire. Era già fra le migliori ballerine quando io ero appena corifea,ovviamente. Eppure, ha soltanto tre anni più di me.”si schermì.

“Era sposata con un giovane violinista dell’orchestra,Emile Giry, pieno di talento. Forse ne avrete sentito parlare perfino voi: era una vera promessa. Ed erano una coppia bellissima,Julienne così seria e posata,ed Emile così solare e pieno di vita…” Le brillavano gli occhi, nel veder danzare di fronte a sé ombre di quel passato meraviglioso.

 

“La loro bambina, la piccola Meg, non era ancora nata,quando Emile è morto,in circostanze…” aggrottò le sopracciglia “diciamo poco chiare. Julienne non ne ha mai voluto parlare con me.. ma credo sia stato assassinato, e certamente per errore. Probabilmente lo avevano scambiato per qualcun altro.. chi mai poteva avercela con un uomo così onesto,così buono? Ve lo giuro monsieur Daaè… non ho mai conosciuto nessuno al mondo più onesto e meritevole di Emile Giry.”

I suoi occhi, da sempre intensi,erano diventati ancora più tristi. Evidentemente aveva conosciuto bene questo Emile,e vi era affezionata almeno quanto all’amica Julienne.

 

“Julienne da quel momento è rimasta sola,con una bambina da allevare. I suoi genitori erano morti anni prima, e non le rimaneva nessuno, tranne noi compagne. Ma l’avete vista,no? Bastano pochi istanti per capire com’è… è così forte,così sicura. Non sapete quante volte l’ho invidiata,per questa sua personalità. Temo che sia il mio esatto opposto.” concluse con una certa amarezza nella voce.

 

Gustave tentò di consolarla.
“No,non dovete scoraggiarvi così. E’vero,al mondo ci sono persone più sicure,ed altre che almeno in apparenza appaiono più fragili. Ma le canne,per sopravvivere al vento, sono costrette di quando in quando a piegarsi. Passata la tempesta,si rialzano più vigorose di prima. E non sono per questo meno nobili delle querce che sfidano impavide ogni stagione, non credete?”

Senza accorgersene,la voce di Gustave si era fatta quasi paterna. Gli era venuta naturale.
Di fronte alla fragilità di quella giovane, alla sua aperta franchezza,non sapeva davvero quale condotta tenere. Si sentiva spaesato,confuso.

“Si fermerà a lungo la vostra amica presso di voi?”proseguì.

“Temo che altrimenti la vostra giovane alunna avrà di che lamentarsi. Pare che le vostre lezioni di danza siano diventate una piacevole consuetudine…”

“Oh sì, certamente! Christine è eccezionalmente capace,un vero talento naturale per la danza. E da quando l’ho sentita suonare e cantare,direi che è un vero talento in generale! Quandosi appassiona a qualcosa,non c’è verso di dissuaderla! In effetti,devo proprio far vedere i suoi progressi a Julienne. Non si sa mai,potrebbe anche farle un vero provino per l’Operà!”rise scherzosa.

“Sì,lo so bene quant’è cocciuta la mia piccola,quando vuole ottenere qualcosa. E’simile a me in questo,lo confesso.” Il suo tono si fece più serio, a dispetto del sorriso che gli increspava le labbra. “Sarebbe un difetto, se non ci accadesse la stessa cosa quando ci affezioniamo alle persone. La nostra amicizia, il nostro affetto a quel punto divengono immutabili, per sempre.”

La duplice natura di quella frase fece calare nuovamente il silenzio.
Solo per pochi attimi, tuttavia.

“Comunque,per rispondere alla vostra domanda… no,la mia amica Julienne si tratterrà soltanto per un paio di giorni. Il 27 di questo mese ho infatti deciso di partire per un viaggio.”

Gustave parve sinceramente sorpreso. “E quale luogo rappresenta la vostra meta,se posso chiedervelo?”

Verònique non parve né turbata né infastidita da quella domanda.
“Vado in Inghilterra. Devo…visitare un certo posto. Madame Valerius capirà il perché,quando glielo riferirete. In un certo senso,è stata lei a convincermi dell’importanza di questo viaggio.. Qualche giorno fa abbiamo intrattenuto una conversazione che mi ha aperto gli occhi su certe riflessioni.”

Gustave annuì,senza aver capito alcunché di quelle enigmatiche parole.
D’altronde aveva imparato che non c’è donna senza misteri,e quel nuovo lato di Verònique era per lui particolarmente apprezzabile.

Erano arrivati davanti a casa di Verò.
La ragazza scese con un balzo dalla carrozza,senza dare il tempo a Gustave di scendere per primo per aiutarla.
Lo guardò attraverso il finestrino scuro e appannato,e sorrise dolcemente,mentre lo sguardo indugiava sulla piccola Christine,ancora addormentata.
Sussurrò soltanto “Buon Natale!” prima di sparire nell’atrio buio della palazzina.

Gustave rimase immobile, fissando quella figuretta imbacuccata che spariva nell’oscurità.
D’improvviso gli parve triste l’idea di passare le vacanze di Natale senza rivederla…senza rivederla forse fino all’estate successiva.

O forse non rivederla mai più…se avesse deciso di fermarsi in Inghilterra? Qualunque fosse lo scopo del suo viaggio, aveva senz’altro a che fare con la morte dell’antico fidanzato,anche se Gustave non riusciva a comprenderne lo scopo.


Una volta ritornato a casa coricò la bambina nel suo lettino, ancora vestita,per non svegliarla.
Bussò alla camera di madame Valerius e le raccontò brevemente l’accaduto. La vecchia signora era pallida e si sentiva debole: quella disavventura l’aveva duramente provata, e Gustave si sentiva in pensiero per le sue condizioni. Le somministrò un poco di laudano per facilitarle il riposo,e poi si ritirò nella sua camera.

Quella notte continuò a girarsi e rigirarsi nel letto,pensando a quanto era accaduto e a cosa avrebbe dovuto fare l’indomani con Christine.

E con Verònique…

Gli venne un’idea.
C’era senza dubbio il modo di far mutar parere a Verònique,e forse lo aveva appena escogitato..