CAPITOLO 11
Gustave fu risvegliato dallo sbattere della porta d’ingresso,e dai passi ritmati
di madame Valerius nel corridoio.
Sbattè incredulo le palpebre per qualche secondo.
Che strano, sembrava già buio…ma per quanto aveva dormito? Si stropicciò
lentamente il viso con la mano.
Madame Valerius si affacciò in salotto,trafficando con le borse della spesa, che
reggeva a malapena, e con il vecchio cappello di feltro, che teneva calcato
sugli occhi per proteggersi dal freddo umido della Parigi dicembrina.
“Christine,Christine! Ma dove si è cacciata quella benedetta ragazza!! Christine,vieni
a darmi una mano!” sbuffò madame in modo querulo,mentre si levava di dosso il
mantello, letteralmente inzuppato.
Accortasi della presenza di un insolitamente assonnato Gustave, gli sorrise
affettuosamente.
“Mi dispiace di non essere tornata in tempo per il pranzo, ma mentre tornavo dai
negozi ho incontrato un vecchio amico…un compagno di conservatorio,che ora è
direttore d’orchestra all’Opera! Ne avrai sentito parlare suppongo…il maestro
Bruno Reyer. Quasi non ci riconoscevamo…beh,è ovvio, cinquant’anni ti cambiano
moltissimo!” rise di gusto, continuando a spacchettare la spesa. Da tempo non
passava un pomeriggio così divertente.
“Eravamo così sorpresi! Una cosa tira l’altra,mi ha invitato a bere qualcosa in
una caffetteria,e alla fine ci siamo trovati a pranzare…insomma,avevamo
moltissime cose da raccontarci.”
Sospirò mestamente.
“Povero ragazzo,è così solo…non si è mai sposato. Beh…”fece una pausa allusiva
“Non che qualcuno di noi pensasse di vederlo sposato,capisci... Ma è davvero una
persona squisita. Avrei pensato di invitarlo a cena,una di queste sere.. se per
te va bene,ovviamente.”
Gustave, ancora intontito dal sonno e da quel fiume di parole, annuì ,chiedendo
soltanto:”Ma che ore sono?”
Madame scrollò le spalle.
“Saranno le cinque, almeno credo. Forse le cinque e mezzo. Il tempo vola quando
si è in compagnia dei vecchi amici.” Arretrò di qualche passo, sbirciando nel
corridoio deserto.
“Christine! Insomma! Vuoi venire a darmi una mano in cucina sì o no?”
Gustave si passò una mano fra i capelli arruffati.
“Devo essermi addormentato…Christine è uscita stamane per invitare al pranzo di
domani mademoiselle Millard…Deve avere pranzato da sola,povera piccola,senza
svegliarmi.”
Si stropicciò gli occhi gonfi. “Christine! Vieni,su!”
Madame Valerius d’improvviso perse il sorriso.
“Ma…Verònique mi aveva detto di avere altri programmi per il Natale. Avrebbe
dovuto passarlo con un’amica…forse fuori Parigi..maledizione,non mi ricordo con
esattezza! Comunque Christine sapeva certamente che non sarebbe potuta venire al
nostro pranzo. Mademoiselle gliene ha parlato in mia presenza, questo lo ricordo
bene…ci era rimasta così male che quella sera non ha neppure cenato.”
Anche Gustave d’improvviso non ebbe più sonno.
La paura lo aveva attanagliato come una fredda morsa.
“Ma…ne siete sicura?Verònique non avrebbe potuto cambiare programma all’ultimo
minuto? Forse ha avvisato Christine del cambiamento mentre voi non c’eravate..E
Christine avrebbe potuto decidere di fermarsi da lei per pranzo,e non accorgersi
dell’ora tarda…si ferma spesso a pranzo da lei,non è vero?” chiese,il tono della
voce più agitato del normale.
Madame riflettè per un momento.
”Certo, questo è vero. Però di solito torna ad avvisarmi… Sarà meglio andare a
cercarla. La casa di mademoiselle Verònique è proprio qui dietro.”
In fretta e furia si vestirono ed uscirono, alla volta di Rue Paradise.
Gustave camminava velocemente,senza quasi avvedersi di madame Valerius, che
incespicava faticosamente alle sue spalle,non riuscendo a reggere il suo passo.
Sembrava come impazzito.
Appena giunti vicino alla palazzina, Madame sospirò di sollievo.
Vide il lume acceso nell’appartamento di Verònique,e quindi si tranquillizzò.
Non era andata fuori Parigi..
Sicuramente la bambina si era appisolata dopo il pranzo,e Verò non aveva pensato
di avvertirli. Magari credeva che ne fossero già a conoscenza..
Fecero di corsa le anguste scale della palazzina, fino al terzo piano, e Gustave
picchiò con energia all’uscio.
Pochi attimi, e la porta si aprì.
Davanti a loro, una donna alta e asciutta,di poco più vecchia di Verònique,
forse appena di un paio d’anni.
Vestita con estrema sobrietà e pettinata con cura,sembrava un’insegnante o
qualcosa di simile. Il contegno e il semplice vestito accollato di rigatino nero
suggerivano l’idea che fosse vedova.
Gustave immediatamente comprese chi si trovava davanti: quella donna era
probabilmente la famosa amica dei tempi dell’Opera, quella che era stata come
una madre per Verònique.
La
donna li squadrò con occhio vigile,senza proferire parola né mostrare sorpresa.
La sua espressione non tradiva neppure preoccupazione,e non sembrava nemmeno
seccata da quell’intrusione. I suoi occhi erano.. assolutamente neutri, specchi
di lago tranquilli in attesa degli eventi.
Madame Valerius la fissò a sua volta con attenzione.
Nell’atteggiamento e nell’espressione di quella donna vedeva la stessa
sicurezza, la stessa noncurante dignità che appartiene normalmente ai felini. Ne
era ammaliata…
“Prego,desiderate?” chiese gentilmente la donna,senza muoversi dall’uscio.
“Perdonate l’ora madame.. Vorremmo parlare con Mademoiselle Verònique Millard…è
in casa?” mormorò Gustave,quasi messo anch’egli in soggezione dallo strano
comportamento della donna.
“Verò? Ci sono due persone che chiedono di te! Lascia stare Meg, e vieni qui!”
richiamò la donna, senza far cenno loro di entrare. La sua voce,nonostante il
tono più alto, non era diventata stridula o spiacevole, pur conferendole
maggiore autorità. Sì,doveva proprio essere un’insegnante..
Con occhi liquidi, squadrò a lungo Gustave, con aria un po’diffidente.
In
effetti l’aspetto trasandato e arruffato che aveva in quel momento non gli
rendeva giustizia, e lo invecchiava di qualche anno. Poteva anche sembrare un
poco di buono, ad una prima, frettolosa occhiata..
“Sì,vengo subito!”cinguettò la voce di Verònique.
La ragazza comparve in corridoio, tenendo in braccio una bambina poco più
giovane di Christine, ma assai più minuta…un angioletto biondo che rideva a
crepapelle, avvolto in un asciugamano rosso, su cui i suoi capelli d’oro
ricadevano come fiamma. Profumava di sapone, ed era evidente che avesse appena
finito un bagno.
Non appena vide Gustave, l’espressione di Verònique mutò:sembrava quasi
atterrita. Strinse a sé la bambina, come cercando un qualche conforto da quel
contatto. Recuperò a fatica il suo sangue freddo, e salutò gli ospiti,facendo
loro cenno di accomodarsi.
Lei e Gustave continuarono a guardarsi, muti, dimentichi forse della
stessa,strana situazione che stavano vivendo. Verò non poteva capire il
significato di quella visita,ovviamente: e quindi la sua mente vagava, alla
ricerca di spiegazioni plausibili…
Fu
madame Valerius a parlare, fornendo qualche spiegazione.
“Perdonateci Verònique, non volevamo disturbare voi.. e le vostre ospiti. Siamo
passati soltanto a prendere Christine,e a darle una bella tirata d’orecchi. Non
ci aveva avvertito che si sarebbe fermata a pranzo qui, e ci ha fatto
preoccupare moltissimo.”
Di colpo il viso di Verònique si fece cereo,gli occhi vuoti.
“Madame…ma io non vedo Christine dallo scorso lunedì,dall’ultima lezione! Le
avevo detto che in questi giorni non ci saremmo potute vedere e…insomma,davvero
non ho idea di dove sia! Oh,Dio…dove si sarà cacciata?”
Un pesante silenzio ricadde nella stanza.
Ognuno di loro sembrava pietrificato nella sua costernazione, nella sua pena.
Fu la donna che aveva aperto la porta a sbloccare l’angosciosa situazione.
Rapidamente, aveva preso la bambina dalle braccia di Verònique,e l’aveva portata
nell’altra stanza. Dopo averle messo fra le mani un balocco, era ritornata
rapidamente nel corridoio.
Aveva
staccato dal gancio il mantello blu cupo di Verònique,e glielo aveva
drappeggiato nervosamente sulle spalle, il viso teso nella concentrazione…stava
pensando.
Poi si era rivolta a tutti loro, con una voce tanto autoritaria da non ammettere
alcuna replica.
“Bene, ascoltatemi. Non ho idea di dove potrebbe trovarsi questa bambina, del resto non la conosco neppure. Ma voi sì: quindi ora uscirete ed andrete a cercarla in qualunque posto vi venga in mente. Io e Meg rimarremo qui,nel caso la piccola si facesse viva.. Se non riuscite a trovarla, passate nuovamente qui e poi date un’occhiata a casa vostra: e se non è ancora tornata andrete a denunciare la scomparsa alla Gendarmerie o …” tacque.
Non era il caso di accennare ad un eventuale giro per ospedali.. o a qualcosa di perfino peggiore.
Dovevano essere ottimisti.
“Adesso su,coraggio,andate. Fra poco sarà completamente buio,e vi sarà più
difficile proseguire le ricerche.”